Nicolò Bambini

di Alessandro Vivanti 

Un’interessante raffigurazione dell’episodio biblico di Ester al cospetto di re Assuero eseguita 81710 ca.) dal pittore veneziano Nicolò Bambini (Venezia, 1651 – 1736), allievo di Sebastiano Mazzoni e che in seguito “passò alla scuola di Roma e particolarmente a quella di Carlo Maratta… Nel ritorno suo in patria vedendo che il mondo tutto correva appresso alle pitture del Liberi, si pose a seguir anche egli quel bel modo di fare: e molto bene imitollo: facendo inoltre bellissime fisonomie di donne, varie molto e gentili”. Così lo descriveva lo storiografo, bibliotecario e critico d’arte veneziano Anton Maria Zanetti il Giovane (Venezia, 1706 – Venezia, 1778).
Con grande eleganza formale, Nicolò Bambini, rappresenta il momento topico in cui la giovane Ester si trova dinanzi ad Assuero, seduto sul trono, con indosso tutti i maestosi ornamenti d’oro e di pietre preziose. Il re alza lo scettro per concederle di parlare, ma in quel mentre Ester si sente mancare e appoggia la testa sulla spalla di una delle sue ancelle. Ecco allora che, per intercessione del Signore, il re, con un moto di tenerezza, la prende fra le braccia, e nel confortarla, la incoraggia a confidargli le sue pene.
Senza mai tralasciare la ricerca di eleganza formale e di equilibrio compositivo, l’artista crea un imponente fondale di architetture classiche a fare da quinta ai protagonisti dell’episodio, tanto da conferire alla composizione un accentuato carattere scenografico, che tuttavia non sovrasta l’eleganza e la purezza della forma.
Ester è la giovane schiava ebrea, nota per la sua bellezza, scelta da Assuero, re di Persia, come sua regina, dopo il ripudio della precedente consorte, Vasti.
Aman, potente principe alla corte del re, aveva pubblicato un decreto che autorizzava l’uccisione di tutti gli Ebrei e il saccheggio dei loro beni. Mardocheo, che aveva cresciuto Ester come una figlia, convince la giovane a intervenire a favore del suo popolo. Nonostante ella sia consapevole che a nessuno è consentito presentarsi dal re senza essere stato convocato, pena la condanna a morte, Ester decide ugualmente di rischiare la vita pur di salvare il suo popolo. Toltasi le vesti da schiava e indossati gli abiti eleganti, degni del suo nuovo rango, accompagnata da due ancelle, si reca al cospetto del re per metterlo al corrente della congiura ordita da Aman e ottenere da Assuero la salvezza del popolo ebraico.
Il dipinto viene attestato nella collezione della nobildonna Marina Nani Donà dall’inventario stilato da Pietro Edwards nel 1790, che così lo descrive: «77. K(avalier) Nicolò Bambini, La Regina Ester davanti ad Assuero, conservato: ha lo svantaggio d’esser troppo grande». È, in effetti, una dimensione “importante” quella che contraddistingue questa raffinata composizione, qualificandola come un eccellente quadro “da sala” che documenta al meglio la qualità e la posizione culturale del pittore Nicolò Bambini nel panorama artistico veneziano a cavallo dei due secoli. Un Nicolò Bambini ancora memore dei ricordi di Pietro Liberi, ma che altrettanto palesemente sembra dialogare, in un serrato, fecondo scambio culturale, con il pittore Gregorio Lazzarini, nella linea della corrente “chiarista” di quei decenni. In virtù del lascito Nani Donà, la tela giunse alla Pia Casa delle Penitenti assieme ad altri 97dipinti; ma la collezione, nei secoli, andò via via disperdendosi fino a ridursi a 26 opere pittoriche. È assai probabile che assieme ad altri cinque quadri, descritti in un inventario del 1749 come «sei quadri grandi con soaza d’intaglio», il dipinto abbia fatto parte dell’arredo pittorico del salone di villa Barbaro di Maser, l’edificio progettato da Andrea Palladio e affrescato da Paolo Veronese.
(Fondazione Venezia Servizi alla Persona: Antica Scuola dei Battuti e I.R.E. – Istituzioni di Ricovero ed Educazione).

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