Neoborbonismo e/o fumisteria “storiografica”

di Armando Pepe

Il buon Mark Twain una volta scrisse che quando la verità è ancora a casa ad allacciarsi le scarpe, la bugia ha già percorso mezzo mondo. A conti fatti, sembra proprio che sia così. A sentire alcuni neo-borbonici, infatti, pare che Ferdinando II di Borbone, alias ” Re Bomba”, al massimo lanciasse palloncini pieni d’acqua sulla spiaggia d’estate e che contro Messina nel 1848 non avesse per nessuna ragione al mondo ordinato un feroce bombardamento. Colui che ha tirato fuori la stravagante ipotesi secondo cui i messinesi si sarebbero bombardati da soli è tale Alessandro Fumia, un neo-borbonico di Messina.

Costui sostiene che: a) dai forti di Messina sarebbe stato impossibile colpire la città; b) esisterebbe una fonte degli insorti che documenterebbe il bombardamento dei messinesi sulla loro città.

Ovviamente, sono totali assurdità, poiché:

c) la gigantesca cittadella era collocata nell’immediata prossimità della città, a una distanza di circa 200 metri. Essa fu costruita dagli spagnoli ed ultimata nel 1686 proprio per poter tenere sotto controllo, con le proprie artiglierie, Messina, che si era ribellata. Se i cannoni del 1686 erano in grado di colpire Messina dalla cittadella, allora certamente ne erano capaci pure quelli del 1848.

d) le fonti di cui parla Fumia sono le memorie di uno dei comandanti degli insorti. Il brano che Fumia cita, la sua prova regina, è stato estrapolato da quel contesto. L’ex ufficiale di Messina scriveva che, a causa degli errori di un suo collega, la città era stata esposta all’artiglieria dei borbonici. Fumia semplicemente riporta il pezzo in cui si dice che, a causa degli errori del comandante messinese, la città era praticamente finita sotto le bombe. È sufficiente prendere in mano l’opera citata per rendersene conto.

Comunque, tutte le fonti disponibili su Messina nel 1848, quelle degli insorti, dei borbonici, degli osservatori neutrali, parlando di bombardamenti prolungati e durati da gennaio sino a settembre sulla città, descrivono azioni di lunga durata compiute esclusivamente da parte dell’esercito di re Ferdinando II.

Come si possa negarlo e sostenere che i messinesi, incredibilmente, avrebbero trascorso otto mesi a bombardarsi da soli è impossibile a capirsi. Va contro ogni forma di razionalità.

Fumia, che nella vita civile dovrebbe essere un ragioniere, si è occupato (si fa per dire) anche di egittologia (!), scrivendo articoli che ricordano quelli della cosiddetta fanta-archeologia, popolata da alieni, fenomeni paranormali, segreti in stile Dan Brown od Indiana Jones e così via.
Una perla di Fumia nella versione di egittologo, mentre parla di due reperti archeologici, è questa:
Sono giunte a Messina, per opera di un antico popolo nomade, conosciuto dagli Egiziani, come quello degli Shekelesh, i progenitori dei Siculi, formando la prima area templare di Sicilia, ricordata ed evocata, nel libro dell’Odissea di Omero. Essi, manipolarono il contenuto celato nelle pietre, dimostrando di conoscere sia la lingua che la religione egizia e, attraverso il contenuto conservato in queste pietre, stabilirono il primo concetto religioso rivolto ad evocare la presenza di un’entità, in seguito ritenuta il fondatore di Messina“.

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Una risposta

  1. Claudio Carpentieri ha detto:

    Mi pare che questo articolo del professor Armando Pepe ha il merito di riportare la vicenda storica del martirio di Messina, durante l’assedio subito dalle famigerate truppe borboniche, nel suo giusto contesto storico, depurandolo quindi da tutte le volgari e strumentali manipolazioni prooagandistiche degli ultimi decenni, buona ultima – per ora… – quella da cui il professore ha preso spunto.

    Pretendere addirittura di incolpare gli stessi Messinesi per il bombardamento indiscriminato della loro città, concluso da una furiosa e sanguinosa espugnazione casa per casa, in testa i reparti di mercenari svizzeri, dovrebbe essere troppo perfino per un militante neoborbonico…

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