Nel nome della Croce

di Non abbiate paura

L’ISIS CRISTIANO DISTRUSSE IL MONDO CLASSICO
La distruzione cristiana del mondo classico
Iconoclastia, i cristiani come l’ISIS

Sarebbe più corretto dire “l’ISIS come i cristiani”, dal momento che sono stati gli islamisti a replicare la furia cristiana contro il mondo classico, proprio a Palmira, seicento anni dopo. Catherine Nixey apre “Nel nome della Croce. La distruzione cristiana del mondo classico” (Bollati Boringhieri, 2018) con la devastazione –avvenuta intorno al 385 d.C.- del tempio dedicato ad Atena. Un gruppo di cristiani decapitò la grande statua della dea greca, l’elmo venne fatto a pezzi, le braccia mozzate all’altezza delle spalle e l’altare rimosso. Appena due anni prima l’imperatore Graziano decise di far rimuovere dal Senato di Roma l’Altare della Vittoria, tradizione antiche e stimata che risaliva ad Augusto. Il paganesimo doveva essere cancellato.
Negli anni a seguire in tutto l’impero gli antichi templi sono stati profanati, i tetti smantellati, le ricchezze che contenevano rivendute, i metalli sono stati fusi.

Nel 392 d.C. un gruppo di cristiani distrusse il tempio dedicato a Serapide (Alessandria d’Egitto) risalente al terzo secolo a.C., considerato «il più splendido edificio del mondo intero» al di fuori di Roma. Il Serapeo di Alessandria conservava anche ciò che restava della grande Biblioteca di Alessandria. Le decine di migliaia di libri che restavano della più grande biblioteca del mondo interno scomparvero per sempre.

Per ordine dello stesso Costantino molti templi vennero smantellati e il materiale di risulta utilizzato per costruire nuovi luoghi di preghiera, riparare strade, costruire ponti e acquedotti. A Costantinopoli un tempio di Afrodite venne trasformato in “garage” per le bighe. Dopotutto Costantino stava applicando alla lettera ciò che Yahweh aveva ordinato al suo popolo: distruggere i templi, «bruciare nel fuoco le statue dei loro dèi» e cancellare «il loro nome da quei luoghi» (Deuteronomio, 12, 2-3).

L’imperatore Costanzo, figlio di Costantino, nel 341 d.C. vietò i sacrifici e nel 356 divenne illegale perfino venerare le immagini pagane, pena: la condanna a morte. Diversi santi, tra cui Benedetto da Norcia, presero parte alla distruzione del mondo pagano, altri –come sant’Agostino- si limitavano a promuovere la distruzione dei templi e degli oggetti utilizzati dagli idolatri. Per i predicatori cristiani dell’epoca le statue pagane custodivano “demoni”; quando le statue non venivano completamente distrutte, venivano “battezzate” incidendo una croce sulla testa.

Cristianesimo: totalitarismo e violenza

Nel 532 sette membri di quella che era stata la scuola di filosofia più celebre della Grecia, l’Accademia fondata da Platone, lasciarono Atene. Nell’impero romano d’Oriente non vi era più posto per la filosofia. Tre anni prima Giustiniano I ordinò la chiusura di tutte le scuole filosofiche non cristiane. In quegli anni le abitazioni venivano perquisite alla ricerca di libri e di oggetti “pagani”, quando venivano trovati, finivano in roghi che si tenevano nelle piazze della città. Le discussioni pubbliche su questioni religiose erano state vietate per legge. Il governo impiegò spie che controllavano ciò che avveniva nelle strade, nei mercati e perfino nelle abitazioni private.

Chi trasgrediva rischiava l’arrestato, la tortura (di solito gli idolatri venivano appesi per i polsi fin quando non confessavano i nomi degli altri filosofi non cristiani) e in alcuni casi la morte. Chi non era battezzato doveva subito recarsi in una chiesa per farlo, pena l’esilio. Chi si battezzava per poi ricadere nel paganesimo, veniva giustiziato.

Mentre l’autore “pagano” Quinto Aurelio Simmaco (340-402) sosteneva che «Contempliamo le stesse stelle, il cielo sopra di noi è il medesimo, uno solo è il mondo che ci circonda. Cosa importa quale dottrina una persona sceglie per cercare la verità?»; Agostino d’Ippona (354-430) –Padre della Chiesa cattolica- scriveva «Che venga cancellata ogni superstizione dei pagani e dei gentili, Dio lo vuole, Dio lo ha comandato, Dio lo ha stabilito».

Ipazia (355-415), una delle migliori menti dell’epoca (matematica, astronoma e filosofa), a causa delle sue idee “non-cristiane” che avevano influenzato Oreste (signore di Alessandria, cristiano battezzato) venne prelevata da un gruppo di cristiani, trascinata in una chiesa, denudata e utilizzando dei pezzi di coccio come lame, venne scorticata. Tirata via la pelle la fecero a pezzi e bruciarono i brandelli del suo corpo. Tutto ciò che non era “cristiano” era automaticamente “satanico”, da eliminare.

La Chiesa ha sì preservato una notevole quantità di opere classiche, ma prima di preservare, la Chiesa ha distrutto. Tra il IV e il V secolo i cristiani hanno demolito, danneggiato e fuso una quantità sconvolgente di opere artistiche, hanno bruciato un’infinità di libri scritti dai “pagani” (anche i volumi che non mettevano in discussione la religione cristiana). Nixey scrive che «Solo l’uno per cento della letteratura latina è riuscita a varcare indenne i secoli. Del restante novantanove per cento non rimane nulla» e più in generale, di tutta la letteratura classica, meno del 10% è sopravvissuta fino a oggi.

Per quanto riguarda il teatro «i predicatori cristiani si dicevano inorriditi da questi spettacoli. [Tertulliano, un importante apologeta cristiano del secondo secolo, sosteneva che] il teatro proveniva dal Diavolo: non era altro che una sporca idolatria congegnata dai demoni «per volgere l’umanità lontano dal Signore e legarla alla loro venerazione». Lo stesso teatro era un luogo di lussuria e ubriacature, una «fortezza per tutte le pratiche più vili». Gli abomini che venivano rappresentati sulla scena esprimevano una «decadenza senza regole» progettata per insozzare le orecchie e gli occhi del pubblico». Anche la lotta corpo a corpo venne condannata dai cristiani come «pratica diabolica… i movimenti del lottatore hanno qualcosa di simile alle spire del serpente».

Quali martiri?

I libri sui martiri sono sempre andati di moda, ma quanto c’è di vero in quelle storie? Durante i primi secoli di diffusione del cristianesimo «le persecuzioni contro i cristiani furono locali, e non conosciamo alcun tipo di persecuzione voluta dal governo centrale per i primi 250 anni del cristianesimo, a eccezione di quella di Nerone –e, va detto, Nerone, nella sua imparziale follia, perseguitava chiunque».

Roma ha perseguitato i cristiani per meno di tredici anni: la persecuzione dell’imperatore Decio è iniziata nel 250 d.C. ed è terminata meno di un anno dopo; la persecuzione di Valeriano iniziò nel 257, durò circa tre anni e provocò pochi morti; la “grande persecuzione” iniziò nel 303 e durò circa un decennio. Ci furono altre persecuzioni, ma si trattava di eventi sporadici e circoscritti, che non ebbero nessun effetto sulla diffusione del cristianesimo. Dalle fonti risulta che in molti casi erano i cristiani a desiderare la morte (Marco Aurelio definì il martirio «esibizione teatrale»), mentre gli ufficiali romani facevano di tutto per dissuaderli.

Più che da questioni teologiche i cittadini romani erano preoccupati per questioni molto più pratiche, ad esempio la diffusione del cristianesimo comportò una diminuzione della vendita della carne sacrificale. Erano gli stessi cittadini romani a lamentarsi dei cristiani.
Analisi condotte sul calendario dei santi hanno rivelato che alcuni santi compaiono più volte, diversi non sono mai esistiti e che oggi «si ritiene che meno di dieci storie di martirio dell’epoca della prima Chiesa siano affidabili». Per lo storico ecclesiastico William Hugh Clifford Frend (1916-2005) i martiri cristiani in tutto non erano che «centinaia, e non migliaia».

Fatto sta che «le persecuzioni romane lasciarono il cristianesimo abbastanza in forze da poter non solo sopravvivere, ma anche prosperare – fino a prendere il controllo della struttura governativa. Al contrario, quando le persecuzioni cristiane ebbero ufficialmente termine, un intero sistema religioso era stato spazzato via dalla faccia della Terra».

La distruzione cristiana del mondo classico

Con Giustiniano I arrivarono le leggi più dure, non si trattava più di proibire le altre pratiche di religiose, si era passati all’imposizione coatta del cristianesimo. Chi si rifiutava di convertirsi sarebbe stato privato dei diritti civili e di tutti i beni. Il codice giustinianeo vietava «l’insegnamento di qualsiasi dottrina da parte di chi traffica sotto la follia del paganesimo». Roghi di libri, censura, distruzione di templi e opere d’arte, condanna del teatro, delle terme, tutto ciò che era normale fino a poco tempo prima, diventò “satanico”, da punire, distruggere perché «Dio lo vuole», ovviamente il bene di tutti.

Secoli dopo un viaggiatore arabo, visitando una città ai confini dell’Europa, riflettendo sull’Impero romano scrisse «Durante i primi giorni dell’impero romano le scienze erano onorate e godevano di rispetto universale. Da fondamenta già così solide e grandiose, esse crebbero a nuove vette ogni giorno, fino a quando la religione cristiana fece la sua comparsa tra i romani; fu un colpo fatale all’edificio del sapere; le sue tracce sparirono e sue scoperte vennero cancellate». È questo il “trionfo” del cristianesimo.

La distruzione cristiana del mondo classico di Umberto Camillo su Sfero.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *