Nascere a Piedimonte Matese
di Pasquale La Cerra
La materia “punto parto si, punto parto no” è molto complessa e va spiegata molto bene soprattutto ai cittadini ed ai vari comitati. Nella mia attività di direzione di dipartimento materno-infantile per diversi anni e di direzione sanitaria di aziende sanitarie, ho studiato approfonditamente questa materia che non può e non deve essere oggetto di battaglia politico-clientelare di basso livello. Ciò che preme è la salute di una mamma partoriente e del bimbo nascituro. Bisogna interrogarsi su quali siano le condizioni perché il parto, un avvenimento fisiologico, ma che può avere improvvise emergenze se non si sono saputi prevedere e prevenire alcuni rischi, possa svolgersi in grande sicurezza.
Ci vorrebbe una mattinata di studio e riflessione, con i politici e amministratori che ascoltano solo chi è al disopra delle parti ed è dotato della preparazione tecnico-scientifica ed esperienza professionale per indirizzare la questione verso l’equilibrata soluzione.
Un ospedale periferico come quelli di cui si discute, deve essere prima di tutto un ospedale di prima-seconda emergenza e, se ciò è vero, come è vero, deve essere dotato di tutto il necessario (personale, tecnologia e condizioni strutturali) per svolgere il suo compito di risolvere l’emergenza.
Infine, un’osservazione sulla cosiddetta medicina territoriale o di prossimità. Chi si preoccupa di valutare, tra l’altro, come gli ostetrici-ginecologi seguono una gravidanza e ne sappiano selezionare le eventuali condizioni di rischio, indirizzando lo svolgimento del parto nella struttura più idonea? Nelle regioni italiane con le migliori performance in materia di organizzazione dei servizi sanitari, questi temi sono stati approfonditi e risolti, abbassando di molto, quasi azzerando, i rischi di mortalità perinatale o delle conseguenze patologiche derivanti da parti che si siano svolti non secondo i criteri di sicurezza. Quante volte, negli anni delle ultime due decadi del secolo scorso, ho sentito espressioni purtroppo di questo tenore “……. Dottore, sarebbe stato meglio che a creatura non ce la faceva, mo che vita adda fa!!!!!!”. Questo per descrivere le ahimè non rare conseguenze di nascite problematiche, mal selezionate nelle componenti di rischio e non andate per il meglio per una serie di problematiche, tra le quali la buona assistenza al parto ed altri importanti fattori, dalla sufficienza delle risorse umane alle tecnologie ed al trasporto in urgenza a mezzo di elisoccorso di un “nascituro ancora nell’ utero materno“.
Questi sono solo alcuni spunti sul tema, ma ci sarebbe tanto altro da dire e precisare. Perciò dico che ci vorrebbe una mattinata di studio. I cittadini fanno benissimo ad attivarsi e battersi per il nostro ospedale e debbono anche predisporsi alla comprensione delle complesse problematiche. PLC
