Muoversi a Roma

di Peter Freeman

Molti anni fa rinunciai alla proprietà di un’automobile. Stufo di girare ore e ore per trovare parcheggio, di prendere multe, di imprecare nel traffico e arrivare sempre in ritardo, di pagare bolli, assicurazione (carissima anche se non hai avuto sinistri), decisi di cederla e di spostarmi in motorino.
Il motorino però è pericoloso, ci sono percorsi che ormai evito di fare (la tangenziale dall’altezza di Corso Francia a San Giovanni), e ci sono le buche, i sampietrini, quelli che ti vengono addosso. Maria, la mia compagna, è terrorizzata ogni volta che lo uso e siccome lo uso tutti i giorni ha sempre paura. Il motorino sulle strade romane non ha fatto bene alla mia cervicale e neppure alla mia schiena, d’altra parte ho 66 anni e a quest’età non si dovrebbe più usare il motorino (è uno scooter, 150 cc, nemmeno tanto motorino).
In questi quasi 3 decenni senz’auto ho avuto tre incidenti (non per colpa mia) in cui avrei potuto farmi molto male, persino morire, ma mi è andata bene: mi sono fatto un po’ male ma non troppo. Adesso, a 66 anni, se cado è sicuro che mi faccio male: il mio corpo non è più di gomma. Quando è arrivato il servizio di car sharing ne ho subito approfittato, soprattutto se piove o se non sono da solo, ma non sempre trovo una macchina nelle vicinanze. Qualche volta il taxi. Non prendo la metro da almeno un anno e mezzo, l’autobus da cinque anni, un paio di volte ho preso il tram. In questa città la mobilità è un problema serissimo e al momento irrisolvibile – non perché non si possa far nulla ma perché non si è mai voluto fare nulla e questo mi rende insopportabili non solo i sindaci che si sono succeduti ma i miei concittadini tutti.
Ogni tanto mi chiedo se moriro’ in motorino, sbalzato da una buca, scivolato sulla “schiumetta” dei sampietrini o arrotato da qualche stronzo. Ecco, a volte penso questo.

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