Mostruosi Accoppiamenti

di Francesco de Cristofaro

Vorrei oggi segnalare – a nome anche di Gianni Maffei, di Ugo Olivieri e di Elisabetta Abignente – le due cose che abbiamo in serbo per i prossimi mesi. Pur trattandosi di iniziative molto diverse, esse condividono l’oggetto di studio: il romanzo, principe dei generi letterari.

Da un lato, la seconda parte dei “Mostruosi accoppiamenti” (1955-1999): in questo caso non devo spiegare molto, perché la mia “bolla“ sa già come funziona. Avverto solo che rispetto alla locandina diffusa qualche settimana fa si registra qualche minima variante, ma soprattutto compaiono i nomi dei relatori. Noterete, inoltre, come ancora una volta il calendario non rispetti l’ordine cronologico delle opere esaminate: tuttavia ci è sembrato importante partire da Pier Paolo Pasolini, sia perché il suo esordio romanzesco inaugura in Italia l’epoca in questione, sia perché due giorni dopo il nostro primo incontro ricorrerà il centenario della nascita di questo gigante del Novecento (non solo) letterario. Se tutto andrà come deve andare, dalla somma dei contributi dello scorso anno e di quelli di quest’anno sortirà un non leggero volume che proverà a restituire una visione straniante e inedita della vicenda formale del romanzo nel secolo scorso.

L’altro progetto, che ha durata biennale, s’intitola invece “Osservatorio sul romanzo contemporaneo” e si concentra sul lasso temporale 2000-2022. Se mi mettessi a illustrarlo nel dettaglio, abuserei certo della pazienza del lettore-avventore di questo post. Mi limito pertanto a dire che, occupandosi di quanto sta accadendo in questi anni, non potrà che essere, appunto, un “Osservatorio“, sebbene attraversato da una costante domanda ermeneutica. Nell’autunno scorso abbiamo provato a operare, insieme a un centinaio di studenti e di ricercatori, una prima ricognizione estremamente spontanea e idiosincratica, rispondendo con esempi testuali concreti alla domanda “a che punto è il romanzo?”. Sulla scorta di tale inchiesta preliminare, i cui risultati stanno per essere pubblicati, abbiamo poi tracciato le fondamentali linee di ricerca, operazione propedeutica alla formazione delle dieci équipe (che sono elencate sul lato destro della locandina; le relative declaratorie qui: https://www.dropbox.com/s/82d4hks4oki4t62/Osservatorio%20sul%20romanzo%20contemporaneo%20-%20%20le%20%C3%A9quipes.pdf?dl=0). Gli incontri dell’Osservatorio avranno cadenza mensile e prevederanno, oltre alla presentazione dello “stato di avanzamento” di ciascuno dei gruppi, alcuni momenti seminariali in cui studiosi di riconosciuta autorevolezza si confronteranno con altri più giovani intorno a temi direttamente connessi alla nostra domanda di ricerca. Nella locandina sono indicati i sei incontri già programmati, da febbraio a luglio; riprenderemo dopo la pausa estiva e per ancora un anno, con l’intento di accompagnare e stimolare con queste lezioni magistrali il lavoro che verrà condotto dalle équipe. E naturalmente, anche in questo caso puntiamo a fissare su carta i risultati del libero – e gratuito – impegno collettivo che ci accingiamo ad abbracciare.

(Un anno fa, più o meno di questi tempi, davamo notizia di due cicli di incontri che si sarebbero tenuti entrambi “da remoto”: la prima serie dei “Mostruosi accoppiamenti” e un esperimento originale chiamato “Cablas” e pensato proprio per la diretta streaming. Per alcuni mesi cercammo così – con il contributo di colleghi e amici generosi, studenti entusiasti, disinteressati cultori – di non interrompere un percorso di formazione e di approfondimento culturale che avevamo già da un quindicennio intrapreso alla Federico II: da “Mitologia” a “I ferri del mestiere”, da “Opificio di letteratura reale“ a “Osservatorio sul comico contemporaneo“.
Conserviamo bellissimi fermo immagine di questa stagione così aspra e così strana, stagione di interminabili videoconferenze, di connessioni spesso instabili, di occhi attenti e di visi stanchi, di telecamere auspicabilmente accese e di microfoni auspicabilmente spenti; ma conserviamo anche il ricordo di un’intima e persistente frustrazione – come il senso di “qualcosa che non si riesce a chiudere“. Perché in fondo non volevamo mica fare la televisione, noi.
Tocchiamo allora ferro, nonché officiamo svariati riti voodoo, nel momento in cui annunciamo ciò che abbiamo preparato per la prossima primavera, e che speriamo fortissimamente di aver modo di realizzare in presenza).

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