Morte di un soldato

di Vittorio Nicola Rangeloni

Oggi vi racconterò la storia di un eroe…

Un eroe, un combattente, un amico, un ragazzo che a poco più di vent’anni ha deciso di dedicare la sua vita ad una causa più grande di lui. Quel fuoco interiore che arde nelle anime dei giovani, quell’istinto di ribellarsi al mondo e la voglia di scalare le vette più alte della vita lo hanno portato a cercare qualcosa per cui valesse la pena battersi. Avrebbe potuto comodamente scegliere una di quelle battaglie preconfezionate e abbracciate da molti ragazzi più per moda che per convinzione. Ma lui non era così, doveva fare qualcosa di vero, di reale. Le sue scelte e motivazioni lo hanno spinto fino in Donbass.

Appena arrivato in Donbass, direttamente dall’Italia, si è subito immerso nelle profonde trincee non lontano da un villaggio sperduto. Ha vissuto per oltre un anno con i miliziani di Donetsk condividendo mille difficoltà, nel periodo frustrante degli “accordi di Minsk”, dove ai colpi di mortaio potevano al massimo rispondere con la mitragliatrice. Con due lire in tasca come rimborso spese ottenuti dalla milizia popolare, ma tanta tanta voglia di essere d’aiuto. In poco tempo ha imparato la lingua, oltre che a maneggiare gli attrezzi del mestiere. Puntava sempre ad analizzare e apprendere dalle esperienze proprie e altrui per migliorarsi.

Sicuramente qualcuno tenterà di infangarne il nome, arricchendo il suo articoletto con le solite etichette per attirare l’attenzione, like o semplicemente per buttare fango su un’anima che ha avuto la colpa di vivere una vita diversa, per qualcuno sbagliata. Non mancheranno i termini bestemmia come “mercenario”, “estremista”, “putiniano”, “fascista”, “comunista”. Tutto ciò era proprio quello che lui schifava e ripudiava. Chi utilizzerà questi termini non ha capito nulla di lui e mai comprenderà le scelte di persone simili.

Era consapevole e convinto di quel che stava facendo. Fino all’ultimo, anche ieri mattina, quando con il suo gruppo è partito per l’ennesima missione finalizzata ad allontanare il fronte dalla città martire di Donetsk.

“Il nostro lavoro almeno non è vano? Stanno sparando meno sulla città dopo la nostra avanzata a Peski? Ci sono meno vittime tra i civili?”. Questo era Elia, un semplice ragazzo italiano che ha fatto una scelta di vita che rimarrà incomprensibile a molti suoi connazionali. Questo era la storia di un caro amico, finita troppo presto nelle trincee non lontano da Donetsk.

Riposa in pace.

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Una risposta

  1. Claudio Carpentieri ha detto:

    Dispiace vivamente per una così giovane vita, immolatasi per il tiranno invasore del Cremlino…

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