Montoro Irpino , 1799: la tragedia della famiglia Pepe
di Benvenuti a Montoro
1799 A MONTORO: L’ASSEDIO A PALAZZO PEPE E L’INCREDIBILE SOPRAVVIVENZA ALLE 17 PUGNALATE
Lo sapevate che a Torchiati di Montoro il palazzo della famiglia Pepe fu teatro di un drammatico assedio? Le pagine delle “Memorie di Montoro in Principato Ultra” di Antonio Colombo ricostruiscono i fatti avvenuti nel 1799 durante il breve periodo turbolento della repubblica napoletana.
Le ragioni del conflitto: La famiglia Pepe, appartenente al ceto civile e influente (già nel 1628 un Giovanni Iacovo Pepe amministrava il Comune di Montoro), divenne il bersaglio della reazione sanfedista. L’autore sottolinea il legame fatale con Vincenzo Galiani, il patriota giustiziato a Napoli nel 1794: sua madre, Saveria Pepe, era infatti la sorella di Giosuè Pepe, il capofamiglia di Torchiati.
L’evento scatenante: La scintilla dell’assalto fu una “lettera fatale” inviata da Saveria al fratello Giosuè. Nella missiva si annunciava l’imminente arrivo delle truppe repubblicane; la lettera fu però intercettata da “gente avversa ai novelli politici mutamenti”, scatenando immediatamente la furia della popolazione contro i Pepe.
L’eccidio del 28 febbraio 1799: Il racconto descrive una “orda feroce” che cinse d’assedio il palazzo.
La cronaca dell’autore elenca le vittime:
– Giosuè Pepe: si affacciò alla finestra offrendo denaro nel tentativo di placare la folla, ma fu colpito a morte da un “colpo d’archibugio”.
– Gennaro e Tommaso Pepe: fratelli di Giosuè, furono “trucidati” dai rivoltosi durante l’irruzione.
Il dettaglio più crudo riguarda Giustina Galiani, moglie di Giosuè. La donna fu vittima di un accanimento brutale: il testo documenta che fu “trafitta con 17 pugnalate”. L’autore del libro Antonio Colombo annota come dato oggettivo la sua incredibile forza vitale: nonostante il numero dei colpi ricevuti, la donna “pur sopravvisse”.
La sorte degli eredi L’assalto rischiò di cancellare l’intera discendenza: i sei figli piccoli della coppia furono inizialmente condannati al “rogo” dalla folla. Tuttavia, l’autore riporta che un improvviso moto di pietà di alcuni presenti permise di sottrarli alla morte e di farli fuggire inizialmente verso il villaggio di San Pietro e poi a Napoli.
La violenza si estese rapidamente oltre Torchiati. Colombo riferisce che i rivoltosi, divisi in drappelli, si diressero verso San Pietro di Montoro con l’intento di compiere nuovi assalti. In questo villaggio, tuttavia, gli abitanti si misero sulla difesa e respinsero gli assalitori a colpi d’archibugio. Di fronte alla resistenza armata dei cittadini, i rivoltosi si dispersero.
Fonte: Memorie di Montoro in Principato Ultra di Antonio Colombo (anno 1883)
