Medardo Rosso

di Gian Ruggero Manzoni 

MEDARDO ROSSO (Torino, 1858 – Milano, 1928) è stato ed è uno degli scultori più sconcertanti, italiani ed europei, di tutti i tempi; inizialmente “etichettato” quale “impressionista”, invece fu un sommo membro della scapigliatura milanese; non a caso si iscrisse nel 1882 all’ Accademia di Belle Arti di Brera dalla quale fu espulso l’anno dopo con un finale di nota di questo tipo: “dimostratosi allievo turbolento, irrispettoso, insolente, impertinente e oltremodo insofferente all’insegnamento accademico”. Ancora giovanissimo, seppure non certo figlio di nobile o ricca famiglia, ma di un impiegato delle ferrovie, riuscì, per talento, a esporre in mostre collettive a Parigi, al Salon des Artistes Français, al Salon des Indipendents, poi presso la Gallerie Thomas e Georges Petit, quindi, nel 1885, fu invitato a Vienna e, nel 1886, a Londra, poi a Venezia, a Firenze e infine a Roma. In quel periodo, per “campare”, eseguiva busti di defunti di rango tumulati presso il Cimitero Monumentale di Milano (là dove anch’egli, ora, riposa). Nel 1885 sposò la “bellissima e sensibile”, come veniva definita, Giuditta Pozzi e, nello stesso anno, da lei ebbe il suo unico figlio, registrato all’anagrafe come Francesco Evviva Ribelle. Il matrimonio naufragò già nel 1889 causa il carattere indomabile di Medardo e i suoi innumerevoli tradimenti sessual-amorosi. Come si lasciò con Giuditta subito si trasferì a Parigi dove mise in mostra cinque suoi bronzi all’ Esposizione Universale, e dove tenne la sua prima personale in terra di Francia, applaudito dal sommo Auguste Rodin, del quale divenne amico, per poi litigarci dopo non molto tempo. Nel 1902, ottenuta la cittadinanza francese, le sue opere in gesso, cera, terracotta, bronzo, pietra furono sempre più acquistate da musei e collezionisti privati. Negli anni seguenti tenne personali ad Amsterdam, Utrecht, L’Aia, Rotterdam, quindi, in Germania, all’ Albertinum di Dresda, a Berlino e a Lipsia, poi a Bruxelles, quindi, nel 1908, a Mosca. Definito l’emblema della scultura moderna nel “Manifesto dei pittori futuristi” Rosso ritornò in Italia nel 1914. Nel 1926 Margherita Sarfatti gli dedicò una sala personale nella Mostra del Novecento Italiano alla Permanente di Milano. Nel corso della sua vita influenzò dei grandi come Degas, Boccioni, Carrà, Brancusi e lo stesso Rodin, poi poeti e scrittori quali Emile Zola, Paul Alexis, Edmond e Jules de Goncourt, Alexandre Dumas figlio, Etha Fles (che divenne la sua ultima compagna) nonché tantissimi altri, e anche da morto… e a tutt’oggi continua a creare suoi epigoni. Bevitore e donnaiolo indefesso, spirò, assistito dal figlio Francesco, la sera del 31 marzo 1928 in seguito a una strana infezione che “ne imputridì il sangue”, così come da annotazione medica (si trattava di una forma gravissima di diabete). Sebbene quel tanto “folle” in vita, Medardo Rosso amava, con gran cuore, la purezza, la freschezza e l’innocenza dei bambini, e ciò lo scagiona da tutto ciò che esistenzialmente può aver commesso.

Io, amiche e amici, lo considero un genio totale.

BUON FINE SETTIMANA !!!

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