Maurizio Pollini

di Carlo Serra

Che spreco

Ho ascoltato solo una volta questa Ballata dal vivo da Pollini, moltissimi anni fa. Ricordo i brividi e l’incredulitá che provai rispetto ad una esecuzione che trovai estrema. Si trattava di una lettura asciugata all’inverosimile, pensata per blocchi contrapposti, con metri implacabili.
Dentro, c’era di tutto. Una cantabilità molto lirica, che confliggeva con la gestione esplicitamente metrica degli appoggi armonici. A questa idea si contrapponeva un uso quasi eccessivo del legato, mai pesante, nei difficilissimi passaggi in velocità. Tutto era denso e, insieme, trasparente, di una trasparenza stranamente lancinante, dolorosa, come è nel carattere profondamente tragico di questa composizione. Ero proprio imbarazzato da questa radicalità, capace di mettere brutalmente in primo piano urti e dissonanze.

Anni prima avevo sentito Richter e Zimerman in queste pagine, pensate ad un livello di virtuosismo senza paragone, al netto degli errori (il finale della seconda ballata è di una difficoltà estrema. E, dopo quelle tempeste, la chiusura lirica, quasi proibitiva). Pollini era andato, in qualche modo, oltre tutto questo.

Dopo anni, sono andato a riascoltare il disco. E ho ritrovato le emozioni del concerto, la sorpresa per il modo con cui il metro procedeva naturalmente, nelle sue volute irregolarità. Rapito, ma coerente fino al dolore, qualcosa di commovente, che incute rispetto, con un enorme ma. È stato tutto stampato in modo compresso, il suono non si espande, ma si schiaccia sugli estremi. E qui Pollini è veramente incolpevole, perché la follia meravigliosa di quel suo modo di intendere l’op.38 l’ha portata in studio, senza mediazioni. Tutta la sua coerenza, tutta la disperata eticità che percorre il rapporto con la pagina, ci sono. E così la furia della scrittura chopiniana. Tesori sprecati se non vi è la cura dell’incisione, o della stampa. I miracoli della mano sinistra vengono compressi, e, ad un ascolto disattento, possono essere scambiati per eccessi di pedalizzazione. Non è così. Tutte queste idee meravigliose sono appiattite da una ripresa che sembra brillante, ma che è strozzata. Si banalizza il lavoro di un grandissimo artista, che era riuscito a portare in studio una tensione da sala da concerto. CHE SPRECO

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