Matite

di Peter Freeman


1.009 matite. Una per ogni grande elettore. E ogni volta la matita andava consegnata e smaltita, per ragioni sanitarie. Qualche elettore, però, la matita ha preferito portarsela a casa, come un souvenir: finiranno in una teca o saranno utilizzate, temperate, appuntite, fino a esaurimento?
Io ho un rapporto di affetto con le matite. In Svizzera, quando avevo 7 anni e facevo la seconda elementare, si usavano soltanto matite. Per me, reduce da un anno e mezzo di scuola elementare in Italia – con grembiulino nero, colletto rigido e fiocco, ma soprattutto il calamaio e il pennino che si storceva subito, macchiando e rovinando i quaderni: un vero incubo – quella novità, le matite, era un gran sollievo.
La maestra, M.lle Mudry, pedagoga eccezionale, aveva un grosso temperamatite fissato alla cattedra e dotato di manovella. Quando la matita era spuntata andavi alla cattedra e lei la temperava. Era un gesto quotidiano e molto rassicurante: niente calamaio, niente pennini storti, niente macchie e gocce d’inchiostro. La mia calligrafia se ne giovo’ tantissimo.
Ancora oggi ho un rapporto speciale con le matite. A casa mia circolano mozziconi lunghi poco più della falange di un dito che mi sforzo di utilizzare fino alla fine. Mi servono per sottolineare pagine e passaggi nei libri che leggo, e scrivere annotazioni nelle pagine bianche che precedono la controcopertina – i libri li “uso” molto, li rispetto ma li uso.
1009 matite per 8 votazioni fanno 8.000 e passa matite. Usate una sola volta per scrivere Mat o Silvio, o Casellati, o per disegnare qualche oscenità (ci sarà ben qualcuno che l’avrà fatto, no?) e poi essere smaltite, danno il senso di un’enormità oltre che di uno spreco. Mi auguro che qualche commesso se le sia portate a casa.

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