Mastro Vincenzo Giummarra nella Ragusa del Cinquento

di Giuseppe Barone

Conquista della terra e mobilità sociale caratterizzano la storia inesplorata dell’ area iblea.
Mastro Vincenzo Giummarra è uno dei tanti artigiani che si sono arricchiti nella Ragusa del Cinquecento. Lo sviluppo urbanistico della città è trainato dagli alti prezzi del grano, “l’ oro della Contea” che viene esportato sulle rotte mediterranee. Don Vincenzo non ha sangue blu nelle vene, ma ha guadagnato tante onze in contanti per ottenere in enfiteusi numerose partite di terre, pagate in parte in contanti e in parte con un canone annuo in natura. Diventa proprietario, ma soprattutto non esita ad usurpare nuove terre “more nobilium”. Così nel 1556 ottiene in concessione 2 salme di fertile terreno a Musebbi per 9 onze, che però la “repreza” di due anni dopo certifica in 4 salme, con un raddoppio della superficie. Nel 1561 acquista in enfiteusi altre 3 salme a Buttinello, che nel 1562 sono aumentate a 5 e nel 1565 a 8, con un’ usurpazione che gli ha consentito di quadruplicare il lotto originario senza corrispondere il relativo canone. Lo stesso avviene in contrada Moschata dove la quota iniziale di una salma viene triplicata illegalmente, finché nobili , borghesi e mastri imporranno al Conte Ludovico Enriquez Cabrera una vantaggiosa transazione che consentirà loro di legalizzare le usurpazioni e di estendere il possesso fondiario. Con questa originale riforma agraria si spezzava il latifondo feudale e nasceva l’ agricoltura moderna. Con quattro secoli d’ anticipo rispetto al resto della Sicilia.

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