Mario Merlino
di Massimiliano Griner
MARIO MERLINO, AMAVA I BEATLES E I ROLLING STONES
Cosa ci sta a fare un capellone, con barba lunga e occhiali da intellettuale, fra i neofascisti degli anni Sessanta? A guardare Mario Merlino, pensi più a Jerry Garcia dei Grateful Dead che a un macho con manganello in mano.
Romano, classe 1944, figlio di un funzionario del Vaticano, a diciotto anni Merlino si iscrive al MSI, ma ne esce tre anni dopo profondamente deluso, con la convinzione che quel partito non ha alcuna intenzione di combattere il sistema.
Merlino si avvicina a Avanguardia Nazionale quando si iscrive all’ASAN, la sua organizzazione universitaria. È con l’ASAN che, il 27 aprile 1966, Merlino si trova coinvolto negli scontri fra neofascisti e compagni, in cui perde la vita lo studente Paolo Rossi, di simpatie socialiste.
Le sinistre urleranno al delitto fascista, ma Merlino vede distintamente il ragazzo precipitare dalla balaustra di una scalinata affollata “come un sacco, senza emettere un grido”.
Anche per Merlino il 1968 è l’anno delle battaglie, delle manifestazioni, degli scontri. Insieme con i suoi camerati è a Valle Giulia a darsele di santa ragione con i celerini, mentre alcune settimane dopo è fra i gitanti che salpano per la Grecia per celebrare il primo anniversario del golpe dei colonnelli, inconsapevole di andare incontro a una cocente delusione. Merlino ricorda ancora oggi i morsi della fame patiti in terra ellenica, dovuti all’indifferenza che le autorità greche ebbero verso i loro ospiti.
Il 1968 per Merlino segna anche un punto di svolta interiore. Matura una crisi politico-esistenziale, che lo porta ad affrancarsi da Avanguardia e, dopo una breve frequentazione di alcuni gruppi cattolici integralisti, e ad approdare su posizioni decisamente anarchiche. Entra così nel circolo Bakunin della capitale, dal quale ne esce poco dopo insieme a una quindicina di anarchici, fra cui Pietro Valpreda, per fondare il circolo 22 Marzo.
Tutti conoscono il passato fascista di Merlino, nessuno se ne preoccupa. Con loro Merlino è a manifestare ai piedi del Palazzo di Giustizia di Roma, in solidarietà verso gli anarchici arrestati a Milano per gli attentati ai treni dell’agosto 1969.
Sospettato per gli ordigni esplosi a Roma il 12 dicembre, Merlino viene fermato e portato in questura, dove incontra XXX. Che ruolo avrà XXX nell’inguaiare Merlino lo abbiamo appena raccontato. Quello che forse è meno noto è che Merlino un alibi avrebbe potuto averlo. Quel pomeriggio avrebbe dovuto incontrare l’assistente universitario, nonché segretario federale della FGCI, Marcello Lelli per parlare della sua tesi di laurea. Suo malgrado, all’ultimo momento decide invece di incontrare Delle Chiaie.
Merlino sale più volte sul banco degli imputati per la strage, ma in tutti i gradi di giudizio viene riconosciuto innocente, l’ultima nel 1987. Due anni dopo, indossando una camicia nera, Merlino presenzia i funerali del comunista Lelli, che pubblicamente e con coraggio, lo aveva difeso affermando che in effetti il loro appuntamento doveva aver luogo.
Oggi Merlino insegna al liceo ed è amato e rispettato dai suoi alunni, attenti ai suoi insegnamenti, incuriositi dalla sua storia personale. E divertiti dal suo look di figlio dei fiori.
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[scheda biografica tratta da un libro inedito che mi fu censurato dalla casa editrice che lo aveva chiesto, perché, tra le altre “mancanze”, non dipingeva Merlino come uno stragista, benché già assolto dalla magistratura. Lo ripropongo a 15 anni di distanza in occasione della scomparsa di Merlino, perché il tempo mi ha dato ragione. Ho tolto il riferimento a chi lo inguaiò perché non ho tempo di controllare questo dettaglio]
