Mario Bologna

di Simona Brandolini

Allora “il tema è questo”. E giù con analisi fiume, spiegazioni. Caro Mario Bologna ti dobbiamo ben più di un ricordo. Tanti di noi te lo devono. La mia è pura e totale riconoscenza. In tempi quasi eroici in cui non esisteva distinzione tra vita privata e pubblica, il nostro lavoro era totalizzante, il rapporto con chi incarnava l’istituzione era costante. Tu tentavi di dettare l’agenda setting, noi di smontarla pezzo pezzo. Il conflitto era una prassi democratica, non solo accettata, ma alimentata. Se qualcuno oggi sentisse le urla e i litigi di allora si spaventerebbe e griderebbe allo scandalo. Ci si scandalizza per tutto, poveri noi. Eravamo insieme a Ercolano, con Antonio Bassolino, con Stefano Porro, Pierluigi Boda, credo ci fosse anche Gualfardo Montanari, (e come sempre con Armando Petretta, Paolo Mainiero, Roberto Fuccillo, Mario Pepe) quel maledetto giorno in cui Raffaele si sentì male. Non sei stato, giustamente, più lo stesso (come si fa quando si perde un figlio?). Ora sei con lui e con Giovanna. Ma grazie Mario, grazie di tutto.

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