Maradona e Messi

di Federico Smidile

Prima di provare a dormire un po’, anche se la vedo dura, mi CONSENTO un ultimo pensiero calcistico. Partiamo dal fatto che, come detto più volte, il paragone tra Diego e Leo è inaccettabile, e, oltretutto, dannoso per Messi che si trova da anni svalutato, ingiustamente, perché inferiore a Maradona. Si tratta di un paragone che in tanti abbiamo fatto ma che, credo, sia evidentemente infondato almeno dal 2010 o giù di lì. Eppure è ingiustificata anche la reazione di pochi tifosi del Napoli che ad ogni “affiancamento” dei due giocatori argentini reagiscono con una rabbia che sarebbe forse giustificata se gli avessero offeso la mamma, il babbo e tutta la famiglia, gatto di casa compreso. Una reazione spropositata quanto gli orgasmi di Adani.
Leo Messi è nato nel giugno del 1987, ha iniziato a giocare in Argentina ma ancora bambino si è ammalato di quello che brutalmente viene detto “nanismo”, ossia di deficienza nell’ormone della crescita. Il Barcellona, che già aveva adocchiato il bimbo, propose alla famiglia di pagare le spese per le cure mediche, e di ospitare tutti i componenti della stessa famiglia a Barcellona. Leo, dunque, si trasferì nella capitale catalana, fu curato e crebbe non solo come altezza. Nell’ottobre del 2004, a poco più di 16 anni esordì nella Liga spagnola, e nel dicembre dello stesso anno in Champions League. Sempre intorno al 2005 ci furono i primi approcci con la nazionale argentina. Leo cominciò presto segnare, intorno ai 17 anni, ma la sua proclamazione a nuovo idolo del Camp Nou avvenne nel marzo 2007 quando da solo pareggiò 3-3 con il Real di Fabio Capello, segnando tutti e tre i gol catalani. A meno di 20 anni era già una stella e lo sarebbe rimasto per altri 15 anni, ossia sino ad oggi. Suo difetto, però, è sempre sembrato il carattere. Tecnicamente inarrivabile, si disringueva da Diego per il cervello ed il cuore. Diego era un mai sottomesso, sempre pronto a lottare contro tutto e tutti e a trascinare anche compagni inferiori, come nell’Argentina 1986 e, ancor di più, in quella 1990 che giocò la Finale con la Germania Ovest schierando a centrocampo Troglio e in attacco Dezotti, due che la Lazio appena promossa in A aveva voluto e poi ceduto ad Ascoli e Cremonese, che sarebbero retrocesse in B nella successiva stagione.
Leo, al contrario, ha sempre giocato con colleghi fortissimi e non ha mai mostrato, sino a questo Mondiale, quella garra, quella forza, quella volontà che aveva Maradona. Quando la sua squadra è in difficoltà, Leo si perde, lascia il comando ad altri, si arrende. Come diceva il grande telecronista Victor Hugo Morales, Diego e Leo sono paragonabili dalla cintola in giù ma non nel cuore e nello spirito. Nonostante questo Leo era, ed è, uno dei grandissimi del calcio mondiale degli ultimi 15 anni. Non sarà mai Maradona ma resta uno di quei giocatori che emozionano, che sanno dare spettacolo, e che caratterizzano un’epoca.
Tra l’altro non serviva Adani per farci sapere il legame che gli argentini vedono tra Messi e Maradona. La canzone di cui oggi sentivo parlare è nota da tempo, e racconta della famiglia Maradona, in particolare Diego ma anche i suoi genitori, che dal cielo guida e protegge Messi nell’Argentina. E poiché il calcio è anche poesia e “mistica” questa unione Maradona-Messi esiste, anche se non tecnicamente. Ora manca solo un passo a Leo, non per raggiungere Diego ma per levarsi il peso del Mondiale. Un passo non facile perché Francia o Marocco faranno di tutto per fermarlo, ma la partita è aperta e Leo è in campo.

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