Madonna

di Stefano Causa

Turandosi il naso, il pezzo più importante in assoluto degli anni 80. Quantomeno il più rappresentativo (o come si direbbe oggi, orribilmente, iconico). Al punto che si può, senza soverchie forzature, provare a raccontare il decennio, con le sue accelerazioni e cadute di gusto, la sua tavolozza e le sue luci, senza spostarsi da questi 5 minuti del 1986. Canzone e video possibilmente inscindibili. Foley inventa un mini film perfetto, una specie di antonomasia del trailer, muovendo la m d p a ritmo. Ne viene fuori un musical contemporaneo, una specie di “grease” riveduto e corretto, giocato sulla dialettica tra la casa, l’esterno e l’officina dove il ragazzo, deposto lo sguardo spermatico delle prime sequenze, mostra i muscoli faticati di uno che sa prendersi le proprie responsabilità una volta ingravidata l’ex “like a virgin” del 1984. Ora se danny Aiello con canottiera di ordinanza fa molto bene danny aiello; lei, che pure aveva ormai quasi 30 anni, è perfetta e ripulita in jeans, capello corto scolpito e maglietta a bande. Ma a parte il sovratesto antiabortista (su cui però dieci anni prima il venditti di Sara aveva già detto l’essenziale e senza scomodare papà), qui occorre riportare la canzone nelle regioni e nelle ragioni della musica. Piaccia o meno, il miracolo di “papa dont preach” e’ già compreso nei quindici secondi introduttivi degli archi. Un incipit che dà il tono drammatico al pezzo, che è tutto in minore e sfodera la più classica delle strutture. Strofa bridge e ritornello (con due rime baciate improbabili e perfette: preach e deep, preach e sleep). Superfluo l’inciso, infatti sostituito dal solo di chitarra acustica che ripete la melodia della strofa.

https://www.youtube.com/watch?v=G333Is7VPOg&feature=share&fbclid=IwAR0k2XAK6bkcOCC9FtukeB9wifk8qS1O0pXNVqRnCivBYs96oSoYQ37mz6E

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