Luigi Vanvitelli non si affidava solo a Dio e ai santi

di Nando Astarita

Vanvitelli non si affidava solo a Dio e ai Santi.

Quando Luigi Vanvitelli lasciò improvvisamente la Fabbrica di San Pietro per andare a Napoli, invitato del re Carlo, nella Curia romana si scatenarono molti pettegolezzi e sopratutto critiche perché, incurante, aveva abbandonato diversi lavori che aveva già in corso.
Informato di ciò, l’architetto tenne a precisare al fratello Urbano che lui aveva lasciato Roma in tutta fretta e segretezza solo per obbedire agli ordini del cardinale Valenti.
Ed infatti quell’invito di re Carlo non nasceva a caso ma anche e sopratutto in accoglimento di una “segnalazione” proprio del cardinale Silvio Valenti Gonzaga da tempo estimatore e protettore di Luigi Vanvitelli .
E per il re di Napoli certamente quello era un “suggerimento” da tener in gran conto sia perché il cardinale era il potente Segretario di Stato Pontificio e sia perché lo stesso era da tempo ben noto e apprezzato presso la Corona di Spagna. Infatti, il cardinale Valenti oltre ad essere stato Nunzio Apostico presso quella Corte era stato perfino ministro del re di Spagna Filippo V e quindi proprio per quella sua speciale esperienza e conoscenza degli affari di Spagna, al suo ritorno a a Roma era stato nominato Segretario di Stato dal Papa Benedetto XIV.
Dunque Luigi Vanvitelli, attento curatore dei rapporti interpersonali funzionali, appena possibile si premurò di inviare al cardinale una accorata lettera di ringraziamento in cui tra l’altro scriveva:
“L’efficacissima racomandazione, con cui Vostra Eminenza Reverendissima mi ha accompagnata in questa Corte, credo che molto abbia cooperato al gradimento, che le loro Maestà ànno avuto delli miei disegni… In ossequio alla dovuta gratitudine, che devo per moltissime circostanze all’Eminenza Sua Reverendissima, ne umilio la notizia, nel tempo stesso che riprego della continuazione, anche in Roma, di questa efficacissima Protezzione, mentre con tutto il più riverente ossequio m’inchino al bacio della Sacra Porpora, e sono dell’Eminenza Sua”
Ed il Cardinale gli replicò:
“ Molto Ill. Signore, non mi arriva nuovo il gradimento che hanno incontrato i suoi disegni appresso le Maestà Loro, perché n’ero persuasissimo. Ne ho bensì provato un piacer sommo, non dubitando che al dimostrato gradimento ed al merito dell’opera sia per corrispondere la gratificazione, come di vero cuore le desidero per l’interesse che prendo de suoi vantaggi, e per l’affetto e la stima che le professo, esibendomi sempre a sua disposizione”
Ma non basta perché Vanvitelli chiese ed ottenne assicurazione dal marchese Fogliani che sarebbero state inviate sia al cardinale Valenti che al Papa opportune lettere di ringraziamento controfirmate da re Carlo per aver permesso che l’architetto pontificio lavorasse per per il regno di Napoli.
E solo così finalmente Vanvitelli restò rassicurato che quel cerchio fosse stato correttamente chiuso…

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