L’omicidio Kirk
di Paolo De Marco
Brevi considerazioni sull’uccisione dell’influencer trumpiano Kirk. Non ho la più pallida idea di quali fossero gli orientamenti politici e ideologici del suo assassino, né mi importa saperlo. Non so se fosse realmente un ultra-destraiolo, come sembrerebbe da alcune indagini. In ogni caso, estremista di sinistra o di destra che fosse, era un evidente disturbato mentale. Trovo perciò vomitevole il can can sollevato da personaggi come Pillon e Salvini e trovo ributtante e disdicevole il modo in cui Meloni ha cercato di sfruttare questo episodio, comportandosi per l’ennesima volta come capo-fazione della destra e non come Presidente del Consiglio degli italiani. Non mi pare che Pillon, Salvini, Meloni e i pennivendoli de “La Verità” abbiano detto una sola parola quando nel giugno scorso sono stati uccisi la leader democratica del Minnesota Melissa Hortman e suo marito e sono stati gravemente feriti in una seconda aggressione il Senatore democratico di quello Stato John Hoffman e sua moglie. In ogni caso Kirk è uno delle tante migliaia di americani rimasti uccisi ogni anno per la demenziale difesa (sostenuta con forza dallo stesso Kirk) del diritto di ogni cittadino di portare liberamente con sé anche micidiali armi da guerra. Si sostiene questo presunto diritto con una strumentale e interessata (soprattutto per la potentissima lobby dei produttori di armi americani) interpretazione del famoso 2° emendamento della Costituzione americana. Questo emendamento afferma: «Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto». Era un testo ratificato nel 1791, quando gli Stati Uniti non disponevano di un vero esercito regolare e la sua difesa da possibili attacchi del potente Impero inglese era affidata a milizie di volontari. Si parlava di combattenti volontari non di singoli cittadini che volevano comportarsi come pistoleri del Far West. Insomma qualcosa di molto simile a quello che ancora oggi è in vigore nella civilissima Svizzera, dove il servizio di leva viene svolto con periodici addestramenti e i soldati, tra un periodo e l’altro possono portare a casa l’uniforme e l’arma di ordinanza. Queste armi le tengono a casa, per essere sempre pronti a tornare nei rispettivi reparti. Non le portano certo anche quando vanno al supermercato o si recano ad assistere ad uno spettacolo musicale o a un comizio politico. Ma vallo a spiegare ai trumpiani e ai loro fedelissimi amici italiani!