Lo studio della storia è sempre necessario

di Michele Sarfatti

Lo studio della storia è condizione necessaria per scrivere libri di storia, anche quelli divulgativi. Convengo che è una condizione un tantino rigida; ma proprio non so chi la possa attenuare.
Nel testè pubblicato Bruno Vespa, “La grande tempesta”, pag. 87, vi è un passaggio che recita testualmente: <

L’ordine venne deciso a Berlino.
Il responsabile della sua esecuzione fu Theodor Dannecker, giunto appositamente (Herbert Kappler ovviamente cooperò con lui).
La retata avvenne in tutta la città, non nel solo ex-ghetto (altrimenti si nega l’arresto di centinaia e centinaia di ebrei residenti in altri quartieri).
I fermi furono effettuati senza controlli accurati. Poi vi fu la verifica di ciascuno. La maggioranza dei fermati fu destinata alla deportazione immediata; furono invece rilasciati coloro che risultarono: 1- ‘ariani’ (fermati per errore); 2- ‘ebrei’ aventi determinate cittadinanze (neutrali, come la Svizzera, o anche alleate, come l’Ungheria); 3- ‘ebrei’ con coniuge ‘ariano’; 4- figli di matrimoni ‘razzialmente misti’.
Queste regole di ‘non deportabilità’ erano stabilite a Berlino, ed erano quelle vigenti e applicate in quel periodo in Europa occidentale occupata [in altri periodi, e altrove, furono diverse]. Gli storici che studiano non possono quindi “accreditarle” ad altri.

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