Lo stato del Paese

di Ida Dominijanni

Sono tornata ieri da Roma nel mio borgo jonico. Niente frecciarossa per Lamezia, perché siccome è tempo di ferie invece di raddoppiare i treni Trenitalia triplica i prezzi, ci volevano 220 euro. Quindi intercity: cinque ore e mezza più un’ora di ritardo, alle temperature di ieri. Prendo la macchina, passo dal Tirreno allo Jonio. Ci sono 40 gradi. Arrivo a casa e, sorpresona! non c’è luce, il che vuol dire niente telefono (in viaggio si era scaricato), niente internet e soprattutto niente ventilatore. Soffoco. La ripristinano, ma mezz’ora dopo, cioè ormai alle 22, salta di nuovo. Niente da fare per tutta la notte, sempre a 40 gradi. Alle 6 del mattino mi attacco al n. verde dell’Enel ma invano. Sul sito il guasto risulta segnalato e “in corso di definizione”. Hanno riattaccato adesso, ore 9, vediamo quanto dura. Durante il viaggio, ieri, ho sentito dei black out di Milano e di Roma, interi quartieri. In tv, nella mezz’ora in cui l’ho potuta accendere, qualcuno blaterava di rifare tutta la rete nazionale con materiali che non si sciolgono a 40 gradi. Ci vorranno decenni e sicuramente i borghi non saranno i primi a giovarsene.
Tutto questo mentre a Milano c’era un ciclone e in Sicilia un’interessante miscela di incendi e aeroporti bloccati. Questo è lo stato del paese, che però si affida allegramente al turismo, e che c’è di meglio per un/a turista che ritrovarsi bloccato/a a 40 gradi in un aeroporto o in una casa senza luce?
Le rivoluzioni scoppiano per molto meno di questo. Lo so, in Italia non scoppiano più. Ma dovesse per sbaglio accendersi una scintilla, un tumulto, una rivolta, la classe dirigente di oggi, di ieri e di ieri l’altro che ha ridotto il paese in questo stato sappia che stavolta non faremo prigionieri.

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