Lo scuoiamento di San Bartolomeo

di Antonio Lavecchia

Nel dipinto “Lo scuoiamento di San Bartolomeo” del 1434, realizzato da Stefan Lochner e conservato presso il Museo Städel di Francoforte, si raffigura il martirio di San Bartolomeo. Quest’opera affronta un tema inquietante: barbieri-chirurghi vestiti in abiti orientali stanno scuoiando il santo, suggerendo che il corpo umano possa subire denigrazione simile a quella degli animali.

L’antica anatomia animale e la vivisezione consideravano lo scuoiamento dei corpi come una procedura normale. Galeno, nel suo testo “Procedimenti Anatomici”, racconta di aver esplorato questa pratica per scoprire muscoli nell’addome. Nel tardo Medioevo, questa pratica scomparve dalla medicina, ma sopravvisse come parte del trattamento della carne animale.

La tradizione narra che San Bartolomeo, apostolo di Gesù, fu martirizzato in vari modi, inclusi lo scuoiamento vivo e la decapitazione. Altre versioni sostengono che fosse crocifisso a testa in giù. Si dice che sia stato martirizzato per aver convertito il re d’Armenia al cristianesimo. Sebbene alcune storie siano legate alla sua morte in Armenia, ricerche recenti suggeriscono che potrebbe essere morto in India.

Il dipinto fa parte di un polittico intitolato ‘Il Martirio degli Apostoli’ realizzato da Stefan Lochner, un pittore tedesco del tardo Gotico Internazionale. Le sue opere, che uniscono la bellezza del Gotico con il realismo e l’iconografia innovativa del primo Rinascimento Settentrionale, sono un raffinato esempio di arte dell’epoca.

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