L’Italietta miope e corporativa

di Mario Scialoja

L’ITALIETTA MIOPE E CORPORATIVA LA VIETA, MA LA CARNE COLTIVATA VINCERA’ COMUNQUE.

Certo in momenti di stravolgimenti e drammi come Gaza e l’Ucraina può apparire superficiale occuparsi di carne da mangiare. Ed è vero, ma la legge approvata ieri ha una sua importanza simbolica e dimostra (ancora) quanto piccino, miope e anti-scientifico sia quasto governo.
Ieri la Camera ha approvato il disegno di legge che vieta la produzione e commercializzazione di carne coltivata. Una legge bandierina elettorale e corporativa della destra conservatrice che, assurdamente, emana un divieto preventivo a qualcosa che ancora non esiste. Perché l’Europa non si è, per ora, pronunciata sulla produzione della nuova carne.
Mentre sta per essere accettata negli USA e in altre parti del vasto mondo è già nei piatti, giudicata ottima da chi la mangia.

Va chiarito che chiamarla “sintetica” è totalmente sbagliato, perché di sintetico non ha niente, ma viene prodotta dalla moltiplicazione di cellule staminali animali coltivate in ambiente sterile.
I vantaggi di questa bio-tecnologia sono enormi. Impossibile non vederli.
Riduce lo sterminio, spesso crudele, di animali di cui ogni anno nel mondo, se ne macellano poco meno di 80 miliardi.
Fa molto bene all’ecologia e all’economia del pianeta. Riducendo gli allevamenti intensivi che, oltre alla crudeltà verso gli animali tenuti in vita in condizioni orripilanti per poi essere fatti a pezzi, sono notoriamente uno dei fattori più inquinanti in assoluto (enorme produzione di Co2). Risparmiando miliardi di litri d’acqua usata per la produzione del foraggio. Evitando enormi deforestazioni (tra le cause principali della crisi climatica) effettuate per la conquista di nuovi territori necessari agli allevamenti.
Per questi evidenti motivi, e tanti altri ancora, la scienza prevede che la carne coltivata si espanderà certamente. E certamente farà bene al pianeta.
Ma non si può pretendere che lo sguardo del nostro ministro Lollobrigida si spinga così lontano. Per lui (e la sua capafamiglia) è assai più importante non perdere qualche voto di Coldiretti e Confagricoltura.

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