L’ingresso al Seminario

di Monsignor Valentino Di Cerbo

E finalmente arrivò il giorno del mio ingresso al Seminario Romano Minore. Avevo 16 anni e per diversi mesi avevo subito mille raccomandazioni (Studia! Nella capitale le cose si fanno seriamente! Non facciamo brutte figure!…) che provocavano un certo effetto terroristico su di me, ragazzetto proveniente da un piccolo paese della Provincia di Benevento…
Arrivai a Viale Vaticano 42 accommpagnato dai miei genitori, con mia madre che fremeva dalla voglia di vedere dove mi avrebbero sistemato e che per un giorno intero (o quasi) si trovò di fronte al muro di cortesi dinieghi del Rettore, mons. Petragnani, che passando in portineriia ogni tanto, non diceva “No”, ma snervanti “Un momentino!”. Alla fine entrai da solo.
La situazione mi si presentò subito positiva: c’era il nostro Assistente, d. Lauro Viscardo, un giovane prete romano, simpatico e molto intelligente, pieno di entusiasmo e con idee moderne. C’erano tanti compagni (in “camerata” eravamo tra 20 e 30), che a differenza di quelli del Collegio Salesiano di Caserta, erano contenti di stare lì. Provenivano da Roma (molti) e da altre regioni italiane: ricordo il siciliano Giangravè, il marchigiano Bernardini, che indossava già la talare, proveniente da altro seminario (d. Pongelli lo chiamava “il reverendo”), i laziali Pompei, Margottini, Filippi. Schiboni….
Grande cruccio per me che provenivo dal Sud era la regola del “Lei” tra seminaristi…, che quando parlavo con i compagni si trasformava spesso nel proibito “tu” o nel ridicolo “voi”. Ma piano piano mi abituai.
Una grande delusione fu la scuola, con professori preparatissimi e sacerdoti esemplari, che essendo in gran parte autodidatti, (a differenza dei Salesiani di Caserta) erano molto carenti nel metodo di insegnamento, creandoci non pochi problemi quando ci presentavano agli esami pubblici. Mons. Petragnani si rivelò come una bella figura paterna, che bilanciava la severità del vicerettore Mons. Nardini e l’austerità del padre spirituale, Mons. Proja, che nel primo ritiro ci parlò delle “amicizie particolari” ed io non capii quasi niente.
Passai tre anni molto belli, segnati anche dal clima ecclesiale bellissimo creato dal papa Giovanni XXIII e dalla preparazione del Concilio Vaticano II.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *