L’incipiente autunno

di Vincenzo Naymo

In un tempo di progressiva scristianizzazione quale quello che viviamo, avallato nella sostanza anche dalle alte gerarchie ecclesistiche, mi chiedevo oggi chi si ricorda più, all’approssimarsi dell’autunno, di ricorrenze e di antiche pratiche di origine medievale oramai completamente desuete, anzi del tutto dimenticate. A preannunciare la stagione autunnale vi era il 14 settembre, il giorno dell’esaltazione della Santa Croce, poi seguito dalle tempora d’autunno che quest’anno, per la cronaca, cadranno mercoledì 20, venerdì 22 e sabato 23 settembre, proprio a cavallo del cambio di stagione. Le tempora di ciascun anno erano quattro, esattamente quanto le stagioni, ognuna composta da tre giorni di digiuno (il mercoledì, il venerdì e il sabato). Istituite nel IV secolo d. C., le tempora d’autunno, d’inverno, di primavera e d’estate erano, e per chi lo volesse ancora oggi sono, tre giorni originariamente legati alla santificazione del tempo nelle quattro stagioni e destinati poi ad invocare e a ringraziare la Provvidenza per i frutti della terra e del lavoro umano. Le tempora d’inverno cadevano fra la terza e la quarta domenica di Avvento, le tempora di primavera cadevano fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, le tempora d’estate fra Pentecoste e la solennità della Santissima Trinità e le tempora d’autunno ricorrevano fra la III e la IV domenica di settembre, cioè dopo l’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre. Certo, a prescindere dal credo di ciascuno di noi, qualche giorno di digiuno non ci farebbe male, considerata la quantità spropositata di calorie che assumiamo giornalmente. Ma, alla fin fine, chi ce la fa fare a digiunare se stiamo bene e i soldi non mancano? E chi se ne importa ormai delle quattro tempora di cui neppure avevamo sentito parlare? Questa è solo roba per studiosi che non hanno di meglio da fare che occuparsi del passato. L’alternarsi delle stagioni oggi è solo un fatto astronomico, tutt’al più con qualche sinistro risvolto climatico.

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