Libri dispersi

di Christian Raimo

Ci vorrebbe un’idea che non ho.
C’è una questione che un paio di volte al mese mi viene posta.
Amici, figli di amici, anche persone che non conosco bene, mi chiedono: Ho una montagna di libri che non so dove mettere. Sto cambiando casa, è morto mio padre, mia nonna, mia sorella. Ne ho accumulati troppi, non mi va di buttarli. Dove li posso portare? Sai se qualche biblioteca li prende?
Quando ho fatto l’assessore mi capitava una domanda del genere una volta a settimana. Immense, meravigliose, uniche soprattutto, biblioteche di professori universitari, studiosi, appassionati, bibliofili, etc…

C’è il fatto che no, le biblioteche non li prendono. Sono oltre la saturazione. A Piazza Sempione sistemammo il fondo Troiano – giornalista cinefilo che aveva accumulato migliaia di dvd e libri anche rari – creando una sala lettura, con grande fatica. Nella sala Regeni sono raccolti ma non sistemati i piccoli fondi di altre due persone, morte giovani.

Ogni tanto qualcuno, spesso, dice: i bookcrossing!
Quand’ero assessore abbiamo fatto mille riunioni sui bookcrossing da piazzare in luoghi strategici del municipio. Ma diciamoci la verità: il bookcrossing è un wishful thinking, funziona per lo scambio di uno due libri al mese. Occorrerebbe qualcuno che se ne prendesse comunque cura, non funziona per biblioteche consistenti – e le biblioteche sono quasi sempre consistenti. Alla fine è come buttarli, al massimo facendo passare un po’ di tempo.

Ogni volta che penso a questa questione, mi lacero. Stanno morendo i lettori del novecento, e i lutti spesso si portano appresso la dispersione di quei tesori, piccoli o grandi, ma molto identitari, che sono le biblioteche che quelle persone avevano messo su.
Anche io se dovessi morire oggi, non avrei praticamente altra proprietà, e mi dispiacerebbe se i libri che ho andassero buttati. Ma dove mettere tutti questi libri?

La cosa lacerante, chiaramente, è anche molte persone in casa non hanno libri, hanno pochi libri, non possono permetterseli, non sanno come costruire una biblioteca, e quindi questo spreco diventa subito anche un’ingiustizia.

Occorre un’organizzazione che redistribuire i libri, che monitora richieste e offerte, ma non nella modalità sciattona di Facebook del “te lo regalo se lo vieni a prendere”; ci vorrebbe una specie di wikipedia comunale, un opac bene comune, dove catalogare e monitorare le biblioteche regalate e ambite, senza che questi libri finiscano nel migliore dei casi dagli svuotacantine. Se qualcuno s’inventa qualcosa, fa un’opera assai meritoria.

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