Esposizione internazionale dell’industria a Parigi nel 1855

esposizione universale Parigi 1855

di Marco Vigna

Ha provocato un lungo dibattito sulla Rete informatica e nessuno fra gli storici l’ipotesi secondo cui il regno delle Due Sicilie sarebbe stato classificato al terzo posto fra i paesi europei all’Esposizione internazionale dell’industria di Parigi del 1855, svoltasi dal 1° maggio al 31 ottobre 1855. La verità è addirittura opposta, o si potrebbe dire con formula retorica più che opposta: il regno delle Due Sicilie quasi neppure partecipò all’Esposizione dell’industria ed ebbe un numero di espositori così insignificante da essere superato persino da stati minuscoli e persino da nazioni extraeuropee. Si ricordi che all’epoca l’industrializzazione moderna riguardava quasi esclusivamente l’Europa.

È possibile e facile conoscere con assoluta esattezza quali Paesi parteciparono all’Esposizione dell’industria e con quanti espositori ed in quali categorie, poiché già nel 1855 fu pubblicata la relazione ufficiale dell’Esposizione stessa. Si tratta del tomo denominato “Exposition universelle; Industrie; Produits industriels”, uscito a Parigi nel 1855, che è appunto la relazione ufficiale dell’Esposizione ed un testo analitico e completo sui partecipanti alla mostra internazionale. L’Esposizione era stata ripartita in 30 diverse classi o categorie, a seconda della tipologia di attività industriale. Le prime 27 erano ritenute essere propriamente industria, mentre le rimanenti 3 erano classificate come belle arti.

Le classi dell’industria erano le successive, così riassunte: settore minerario ed estrattivo; industria di falegnameria, lavorazione prodotti caccia e pesca; lavorazione industriale prodotti agricoltura; meccanica generale applicata all’industria; meccanica speciale e materiali ferroviari e di trasporto; meccanica speciale e materiali degli opifici industriali; meccanica speciale e materiali manifatture tessuti; industria di precisione, orologeria, stampa; oreficeria, bigiotteria, gioielleria; Industria del vetro e della ceramica; industria del cotone; industria della lana; industria della seta; industria del lino; fabbricazione di maglie, tappeti, passamaneria; mobili ed arredamento; oggetti di moda e fantasia; disegni e plastici applicati alla musica, fotografia; fabbricazione di strumenti musicali.

Il numero di espositori delle Due Sicilie in tutte queste 27 diverse classi dell’industria fu pari a zero, si ripete zero, si ribadisce zero: 0 espositori industriali provenienti dalle Due Sicilie, su di un totale di 21779 partecipanti!

Il reame borbonico fu quindi completamente assente nell’Esposizione dell’industria propriamente detta. Eppure, ad essa partecipò buona parte del mondo dell’epoca e quasi tutta l’Europa, inclusi staterelli minuscoli come il principato di Baden, il ducato di Sassonia, la lega delle città anseatiche. Il Lussemburgo, un principato con le dimensioni comparabili a quelle del Molise, ebbe 23 espositori, il ducato di Brunswick 16, quello di Hannover 18, la Baviera, per estensione geografica e popolamento soltanto una frazione del Meridione, toccò i 172. Naturalmente, la parte del leone era fatta dalle maggiori potenze industriali, per cui il Belgio ne mandò 687, l’Austria 1298, la Prussia 1319, il Regno Unito 1589, la Francia addirittura 10003 (ma questa cifra, più alta addirittura di quella dell’Inghilterra, massima potenza industriale dell’epoca, dipendeva dal fatto che l’esposizione era organizzata a Parigi).

Inviarono loro espositori ovviamente anche gli stati italiani dell’epoca: il regno di Sardegna, con 204 espositori, il granducato di Toscana, con 197 espositori, lo stato Pontificio, con 72 espositori. L’eccezione negativa fu il regno delle Due Sicilie, che fu proprio assente.

A metà Ottocento si può dire che l’industrializzazione moderna riguardasse quasi esclusivamente l’Europa, con l’eccezione degli USA, ciò che non impedì che alcuni paesi extraeuropei mandassero loro rappresentanti.

Il Messico mandò 107 espositori, il poverissimo Guatemala 7, la minuscola isola di Grenada 13. La spopolata Argentina del 1855, che era formata da Buenos Aires e dintorni, con la sterminata pampa quasi spopolata ed abitata in prevalenza da gauchos ed indios dediti alla pastorizia nomade, mandò 6 espositori. L’Egitto ebbe 6 espositori. A metà del secolo XIX esisteva ancora il regno delle Hawaii, abitato e governato dai polinesiani autoctoni, prima della conquista militare compiuta dagli USA. Questo regno aveva una popolazione che viveva principalmente di agricoltura e pesca. Malgrado ciò, inviò alcuni espositori all’esposizione internazionale dell’industria di Parigi del 1855, che percorsero tutto il tragitto lunghissimo di molte e molte migliaia di chilometri dalle Hawaii alla Francia, in un’epoca in cui ci si poteva spostare su navi a vela od a vapore. Ciò che era stato in grado di fare il lontanissimo ed esotico reame polinesiano non fu compiuto dallo stato di re Ferdinando II di Borbone, collocato in Europa e con un numero di abitanti nettamente superiore.

A scanso di equivoci, non si sono qui riportati tutti i paesi partecipanti ma soltanto una piccola parte per brevità, essendone stati ancora molti che provenivano dall’Europa, dall’Asia, dall’Africa e dall’America.

Si possono trovare espositori delle Due Sicilie a Parigi nel 1855 soltanto nel settore delle Belle Arti, che comprendeva tre classi: a) pitture, incisione, litografia; b) scultura ed incisione su medaglie; c) architettura. Vi furono due espositori delle Due Sicilie nella classe XXVIII (pittura, incisione, litografia) ed altri 2 nella classe XXIX (scultura ed incisione su medaglie). Gli espositori in queste tre classi furono in totale 2175, di cui appunto 4 (quattro) delle Due Sicilie.
Il reame borbonico in questa categoria partecipò, ma fu surclassato persino da altri piccoli stati preunitari. Il regno di Sardegna ne mandò 17, lo stato Pontificio 16, la Toscana 10. Il confronto poi con altri paesi sarebbe impietoso. L’Austria ne ebbe 108, la Prussia 111, il Belgio 142, il Regno Unito 297, la Francia (anche qui grazie al fatto che l’Esposizione si teneva a Parigi) ben 1072.

Si può ora riassumere quanto fin qui riportato. Il regno delle Due Sicilie non partecipò proprio all’Esposizione dell’industria in senso stretto, poiché non vi fu un solo suo espositore in tutte le 27 diverse categorie industriali. Si ebbero 21779 espositori nelle prime 27 classi industriali, 0 (zero) provenienti dalle Due Sicilie.

Il reame borbonico partecipò invece al settore delle Belle Arti, con 4 (quattro) espositori su di un totale di 2175. Il numero totale complessivo di espositori delle Due Sicilie fu inferiore non soltanto a quello delle maggiori potenze industriali (in modo abissale), non solo a quello degli altri stati italiani (regno di Sardegna 221, il granducato di Toscana 213, lo stato pontificio 82), ma persino da paesi poverissimi e minuscoli come l’isola di Grenada (13) od il regno delle Hawaii (5). Questi numeri impietosi sono una conferma ulteriore di ciò che era conosciuto sin dal secolo XIX, prima ancora dell’unificazione italiana, e che è stato dimostrato successivamente da una lunghissima serie di studi, basati su lunghissime serie di fonti esaminate e di raccolte di dati, con conclusioni praticamente unanimi: il regno delle Due Sicilie era in condizioni di grande arretratezza industriale non solo nei confronti delle maggiori potenze dell’epoca, ma anche dell’Italia centrosettentrionale, che pure era ancora scarsamente industrializzata.

Si parla di un reame che fu scavalcato all’Esposizione industriale di Parigi persino dal Guatemala e dalle Hawaii.

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