Leggere

di Pino Casamassima

LEGGERE PER POTER USARE LE PAROLE, CIOE’, IL PENSIERO.
Sono le parole a formare il pensiero. Più parole, più pensiero: più capacità di formulare e spiegare quel che si prova, si ritiene, si crede. Le parole non arrivano da intercessione divina, ma dai libri. Più libri, più parole, più pensiero. L’italiano ha – appena, rispetto all’inglese che ne ha tre volte tanto – 200 mila lemmi. Parole contenute appunto nei libri. Libri, prodotti dagli editori (tralascio il fenomeno del self-publishing perché lo ritengo deleterio).
Nell’ultimo decennio le case editrici in Italia sono passate da 5.491 nel 2012 a 4.623 nel 2021, con il calo maggiore registrato tra 2012 e 2015 (-13,2 per cento). Nonostante ciò, la produzione di libri ha registrato una crescita a partire dal 2016, con la sola eccezione del calo del 2020. Dopo il boom del 2019, con 86.475 opere pubblicate, nel corso del 2021 la produzione libraria è cresciuta ulteriormente, mostrando un incremento del +4,3 per cento rispetto al 2019. A partire dal 2021 si registra un aumento delle vendite di libri in carta, una tendenza questa legata alla riscoperta della lettura durante la pandemia che a quanto pare non si perde neanche nel 2022, arrivando a quota 1,67 miliardi di euro di vendite. Nel complesso, però, negli ultimi 11 anni il numero di lettori italiani è calato, passando dal 46,8% del 2010 al 40,8% del 2021, a significare che è sempre più difficile acquisire nuovi lettori, mentre chi legge, aumenta progressivamente la quota di libri letti. Traducendo, a fronte di case con zero libri, che ne sono altre con anche mille.

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