Le accuse a Papa Francesco

di Federico Smidile

Non ho letto precisamente cosa avrebbe detto Papa Francesco ma mi pare che le accuse di essere un Kirily (o come si chiama il capo ortodosso russo servo di Putin), mi appaiono eccessive. Intanto perché la “bandiera bianca”, non è solo quella della resa ma anche quella della tregua e della trattativa, fosse anche solo per poter soccorrere i feriti e raccogliere i morti. E la bandiera bianca fu usata anche nel Natale 1914 per la mitica tregua di Natale sul Fronte Occidentale tra tedeschi ed inglesi (si veda “La tregua di Natale. Lettera dal fonte”, a cura di Alberto DEL BONO, Lindau, Torino 2014). Ma vi è qualcosa di più: la stria della Chiesa almeno da Papa Benedetto XV, Giacomo della Chiesa, che nel 1917 parlò di “inutile strage” per la guerra che insanguinava il mondo da tre anni. Le sue parole furono odiate in Italia e Francia, perché si volle vedere un sostegno agli Imperi Centrali, ma la pace era una preoccupazione reale di quel Papa poco noto (si veda la magnifica tomba a San Pietro, dove si guarda un uomo che prega e che ha lasciato a terra i paramenti del potere). Successivamente Pio XI, Achille Ratti, certamente chiamò Mussolini “Uomo della Provvidenza”, ma non lesinò gli attacchi al nazismo (si ricordi la sua enciclica in tedesco Mit brennender Sorge del 1937) e le sue preghiere per la pace. Più prudente fu il suo successore, Eugenio Pacelli, ex Segetario di Stato (una specie di Ministro degli esteri), Pio XII. La sua figura ieratica non ha reso facile la comprensione del suo pontificato, certamente “reazionario” ai nostri occhi, ma non lo si può accusare seriamente di “silenzio” o di “complicità” coi nazisti. Come fa osservare Andrea Scazzola nel suo bellissimo libro “1943. L’Italia nella tempesta”, prefazione di Giovanni Floris, Mazzanti Libri, Venezia 2023, il Papa doveva valutare i rischi, non per sé stesso, ma per i cattolici di tutta l’Europa occupata dai nazisti. E il suo “silenzio” fu fatto anche per evitare che a Roma i nazisti, che sapevano, scatenassero l’invasione di quei luoghi che ospitavano ebrei, militari, oppositori del regime, che la Chiesa nascondeva. I nazisti evitarono rogne perché speravano, come poi fu, di essere aiutati a salvare la pelle, grazie agli interventi della stessa Chiesa, che non faceva distinzioni ne confronti di chi chiedeva aiuto.

Giovanni XXIII, tra l’altro, ricevette in visita (privata ma non caschiamo dal pero) la figlia del Segretario del PCUS Kruscev, non una scelta facile all’epoca ma che prepara quel lungo “martirio della pazienza” (si veda il libro omonimo di Monsignor Agostino Casaroli) che la Chiesa cattolica attuò nei confronti dei regimi comunisti dell’est. Quella pazienza che portava la Chiesa a trattare con tutti a discutere, a cercare di limitare danni e pretese. Giovanni Paolo II è ben noto per la sua attività diplomatica a tutto campo. Nemico del comunismo incontrò, però, il dittatore polacco e limitò gli attacchi di Walesa (che sarebbero stati controproducenti) negli anni della dittatura. Wojtila non esitò ad incontrare anche tiranni sanguinari come il paraguaiano Stroessner, il cileno Pinochet e il cubano Castro, sempre nell’ottica di un’azione costante diplomatica della Chiesa per quella che riteneva essere la pace. Bendetto XVI si è mosso sulla stessa linea e così Papa Francesco, in maniera forse più irruente e un po’ spiazzante. Quello stesso Papa Francesco che, come Mons. Bergoglio, agì eccome per limitare le violenze dei generali argentini (si veda Nello Scavo, “La Lista di Bergoglio”, EMI, 2013).

Dunque nessuno scandalo, anche se nulla può vietare le critiche a questa linea, che può mettere sullo stesso piano carnefici e vittime. La pace in Ucraina è auspicabile, ma come detto pochi giorni fa alcuni esponenti politici italiani di rilievo, solo una pace voluta dall’Ucraina, con l’Ucraina e per l’Ucraina. Ci si levi di testa un’altra Monaco 1938, che non mi pare sia nemmeno nella politica vaticana, ma in molti “pacifisti” che in realtà odiano Zelensky forse perché “rompe i cojotes”, ossia difende il suo Paese. E ci “stanca”, a noi occidentali un po’ pigri.

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