Lavorare gratis, ma anche no

di Massimiliano Griner 

Valuto da sempre con attenzione proposte di collaborazione. Purché ci sia un budget e un rimborso spese adeguati.
Ricordo ancora un invito a presentare un libro di un tizio che non conoscevo. Avrei dovuto fare due ore di macchina ad andare e due a tornare, e naturalmente prepararmi prima. L’editore a quel tempo (molti anni fa) pubblicava le opere imperdibili di uno psicanalista à la page. Il libro sembrava interessante. “Sta bene, datemi 200.000 lire e vengo.”
Mi chiamò l’editore in persona. Era personalmente offeso che avessi chiesto 200.000 lire, sembrava che gli avessi chiesto di dormire con sua moglie. Mentre l’ascoltavo basito dalla sua grettezza, mi disse:
“E poi consideri che farà il viaggio in auto con Paolo Pillitteri!”.
Insomma, siccome avrei condiviso il viaggio con l’ex sindaco di Milano Pillitteri, altro co-relatore, che peraltro era cognato di Bettino Craxi, avrei dovuto sentirmi ampiamente compensato. Anzi, forse si aspettava che mi sdebitassi.
Non mi ricordo se gli dissi con nettezza che per me Paolo Pillitteri poteva picchiarselo là dove diceva la intramontabile canzone di Cochi Ponzoni. All’epoca ero giovane ed educato, ma ci andai vicino.
Da allora ho sempre mantenuto il punto.
Se il compenso è “visibilità”, o una presunta “buona causa” (le buone cause le scelgo da solo), grazie, ma preferisco di no. Chi ci chiede di lavorare gratis non solo sta dimostrando di essere gretto, ma anche di non avere alcuna reale stima nei nostri confronti.

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