L’attentato al municipio di Milano nel 1980

di Alessandro Vivanti 

Pochi milanesi se lo ricordano, tantomeno gli italiani in generale, anche perché la notizia venne oscurata da una strage ben più grave di soli due giorni dopo, il 2 agosto 1980 a Bologna, stazione Centrale. Era la notte tra il 29 e il 30 luglio del 1980, si era appena concluso il Consiglio comunale a Palazzo Marino, dove si era eletta la nuova giunta di sinistra guidata dal sindaco Carlo Tognoli. I consiglieri erano appena usciti dal Palazzo, quando all’1 e 55 un’autobomba sistemata su una Fiat 132, saltò in aria distruggendone l’ingresso dedicato proprio ai consiglieri comunali. Per pochi minuti non fu un’ecatombe. Davanti si formò un profondo cratere. Danneggiata fu anche la facciata della vicina chiesa di San Fedele, così dicasi per alcuni stabili circostanti, nonché per le vetture parcheggiate intorno. Parti della Fiat 132 vennero addirittura ritrovate sui tetti degli edifici che si affacciavano sulla piazza. Nessuna vittima. Le conseguenze dell’esplosione sarebbero state anche maggiori se, oltre ai sei chili circa di polvere da mina tipo Anfo contenuti in un tubo di piombo, fossero deflagrati altri due chili di esplosivo contenuti in un altro tubo e altri sei posti in una tanica, proiettati all’esterno della vettura e fortunatamente rimasti intatti. L’attentato venne rivendicato con un volantino lo stesso 30 luglio dai “Gruppi armati per il contropotere territoriale”, organizzazione sconosciuta nel panorama dei gruppi di sinistra, che indicava in Palazzo Marino il «rappresentante territoriale del potere democristiano». Che qualcosa non quadrasse era evidente. La Dc era infatti costretta all’opposizione.

In realtà si trattò di una tentata strage per opera del terrorismo nero, legato alla P2 di Licio Gelli e ai servizi deviati ed eseguita dai Nar, unitamente ad altri esponenti neofascisti di Terza posizione e Avanguardia nazionale, come riconosciuto dalle ultime sentenze del Tribunale di Bologna.

Due giorni dopo alla stazione Centrale di Bologna, alle 10.25 rimasero uccise 85 persone e oltre 200 rimasero ferite.

Stragi golpiste di uno Stato sotto assedio dei fascisti.

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