L’Arma del Genio
di Maurizio Degiani
Anche quest’anno, come mi accade da un certo tempo a questa parte, dopo aver assistito alla telecronaca della parata per la Festa della Repubblica, sono rimasto con molto, moltissimo amaro in bocca.
Durante la sfilata, che ha visto la partecipazione di una miriade di rappresentanze militari e civili, tutte – anche le meno conosciute e, mi si perdoni, più “di nicchia” – debitamente citate e gratificate da spiegazioni sui loro compiti, non una volta ho visto inquadrare un reparto o sentito parlare dell’Arma del Genio, dei suoi mezzi e soprattutto dei suoi uomini che ogni giorno, nelle missioni all’estero come sul territorio nazionale, mettono al servizio della Patria le loro competenze tecniche e militari, spesso a rischio della vita.
Eppure il Genio, tradizionalmente considerato con l’Artiglieria Arma nobile, cólta e tecnica dell’Esercito proprio per le sue particolari, molteplici competenze, riveste un’importanza rilevantisima, direi fondamentale e imprescindibile, sia in guerra che in pace.
I Genieri non sono, come forse alcuni credono, uomini di retroguardia, tutt’altro. Negli scenari di guerra debbono anzi arrivare prima di tutti e quasi sempre, proprio per questo, svolgono i loro compiti sotto il fuoco nemico. Senza le strade e i ponti che costruiscono, le line ferroviarie che realizzano, riattivano e gestiscono, senza la loro opera di fortificazione, di demolizione di ostacoli, di bonifica di campi minati e neutralizzazione di ordigni…non si va da nessuna parte! Il Genio è tutto questo ma anche molto, molto di più. Per non parlare poi di quanto questa versatilissima Arma compie a favore della comunità in tempo di pace, non solo in occasione di catastrofi naturali ma anche, quasi ogni giorno, nelle nostre città e campagne, disattivando pericolosi residuati bellici.
Ebbene, stamane, nel corso della telecronaca, tutte le Armi dell’Esercito e i loro corpi hanno sfilato, tutti sono stati citati, lodati; del Genio neanche un’inquadratura, una parola! Temo addirittura che non sia neanche stato fatto sfilare.
Questo, e non da ora, mi sta portando a pensare che certe “dimenticanze” non siano dovute semplicemente alla direi quasi tradizionale scarsa conoscenza in materia militare dei telecronisti chiamati a commentare la parata o a chi ne organizza la “scenografia” ma che il Genio sia diventato purtroppo un’Arma sottovalutata, dimenticata e negletta per gli stessi vertici delle nostre Forze Armate. Del resto, per trovare un Generale proveniente dal Genio nell’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito bisogna risalire a più di vent’anni fa. Un caso?
Per carità, queste mie considerazioni non vogliono essere una forma di polemica, di insubordinata “protesta” ma di delusione e di profonda amarezza sicuramente sì.
Sono 124 anni che la mia famiglia, senza soluzione di continuità, ha l’ onore di avere, in servizio o in congedo, nel ruolo normale o in quello di complemento un ufficiale del Genio. È per questo motivo, per questa storia di famiglia che forse non importa a nessuno, di orgoglio e di appartenenza a un’Arma bellissima quanto utile, che spero proprio di sbagliarmi.
Cap. g (p) c. a. Maurizio Degiani