L’anticomunismo all’acqua di rose

di Federico Smidile

Leggo che Ignazio Benito Maria La Russa il 25 sarà a Praga per onorare Jan Palach, che gli esaltati epigoni di Ignazio Benito Maria La Russa definiscono “anticomunista”. Ora, a parte capire che cavolo c’entri il 25 aprile con Jan Palach, è una interpretazione rozza e forzata quella che vede il giovane Jan come anticomunista. La sua biografia non lo conferma in alcun modo e, men che meno era anticomunista la Primavera di Praga, che altro non era che una limitata liberalizzazione della vita politica, che continuava ad essere controllata dal partito comunista Cecoslovacco. Dubceck era il leader del partito comunista e non risulta vi fosse nemmeno in programma una qualche forma d’imitazione della svolta ungherese del 1956. Per Dubceck il partito doveva restare egemone, scrostando i residui di stalinismo. Era questo il pericolo per Mosca, che certo non temeva l’uscita della Cecoslovacchia dal Patto di Varsavia. Se avesse prevalso un comunismo diverso, più libero, che però restasse comunismo, Mosca avrebbe rischiato di perdere il controllo dei satelliti e di andare lei stessa in crisi, come sarebbe accaduto 20 anni dopo. Ma nulla autorizza a definire la Primavera di Praga anticomunista. E lo stesso vale per Jan Palach.

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