L’antico culto della cicatrice

di Gian Ruggero Manzoni 

Jörg Haider (gennaio 1950 – ottobre 2008), dal padre già funzionario del Terzo Reich ed egli fondatore, assieme alla sorella, del partito di estrema destra Bündnis Zukunft Österreich (Alleanza per il Futuro dell’Austria), con le elezioni del 1999 fu di nuovo Landeshauptmann (Governatore) della Carinzia, dando l’avvio a una politica oltremodo tradizionalista e conservatrice che molto si basava su nostalgie naziste, così che certe arie ricominciarono a soffiare per le contrade di Klagenfurt, il capoluogo di quella sua regione confinante anche con l’Italia.

Nel dicembre del 2006 fui invitato dall’amico collezionista d’arte Leopold Maria Trauttmansdorff a passare alcuni giorni nella sua villa estiva confinante col lago di Wörthersee. Un pomeriggio egli mi comunicò che quella stessa sera ci saremmo recati in centro a Klagenfurt per assistere a un particolare “rito di iniziazione” che sarebbe avvenuto in un appartamento di un antico palazzo posto sulla Lidmanskygasse, sede della Burschenschaft o Kameradschaft (Confraternita o Compagnia Universitaria, oppure Fratellanza Accademica Combattenti austro-germanica) del Drago d’Oro, club oltremodo esclusivo, nazionalista, pantedesco e antiborghese, al quale anch’egli, a suo tempo, aveva aderito, il cui motto ancora è “Onore, Germanità, Patria”, i cui colori sono il nero, il rosso e il bianco, ed entro cui sono accolti solo studenti maschi, bianchi e di fede cattolica, iscritti, appunto, al Dipartimento di Germanistica, indirizzo Storia, dell’Università di Carinzia.

Alle 23 e alcuni minuti entrammo in un vasto salone illuminato, unicamente, da centinaia di candele; stavamo per partecipare a una Mensur, dal latino “mensura”, cioè “misura”, un combattimento cerimoniale, se non “liturgico”, della durata di circa dieci minuti, chiamato, anche, “duello studentesco” o “duello accademico”, che consiste non tanto nel voler sconfiggere l’avversario, quanto, piuttosto, nel dimostrare il proprio coraggio nell’affrontare pericolo e ferite senza retrocedere o mostrare timore: per questo le cicatrici che lo scontro lascia (le cosiddette Schmiss) sono considerate motivo di orgoglio ed esibite quali segni di distinzione … quali “tatuaggi” indicanti un certo censo sociale di appartenenza, l’amore per la lotta nonché il menefreghismo nei confronti del proprio sangue versato sul parquet. Infatti lo scopo di tale “disciplina” non è il dimostrare di essere il migliore con la spada, ma l’esibire, pubblicamente, la capacità di saper sopportare il dolore e di vedere arrivare il colpo con freddezza, senza schivarlo.

I due contendenti, con entrambi a fianco un giovane laureato in medicina e un arbitro-padrino, si posizionano uno di fronte all’altro a distanza di lama (da ciò “mensur”) tenendo alta sulla testa una sciabola, molto affilata ma priva di punta, che a turno (cinque attacchi per ogni studente) viene calata contro l’avversario. Ciascuno degli sfidanti indossa protezioni pesanti in modo da scongiurare ferite mortali, ma non tali da evitare lacerazioni sulle guance, sulla bocca, sul mento e sulla testa.

Occhi, naso, orecchi, gola e busto sono protetti da maschere di metallo, gorgiere, bendaggi, corsetti, cinture di cuoio o di tela imbottita mentre, a fine duello, i tagli derivati dallo stesso vengono suturati senza uso di anestetico … anche questo fa parte della Mensur.

Se un contendente accenna anche il minimo movimento del capo per scartare un fendente che andrebbe a segno viene ammonito con un “cartellino rosso”. Scansare un colpo diretto al viso è sinonimo di vigliaccheria. Il cartellino è l’ammonizione che precede l’inevitabile espulsione per “codardia” sia dal duello sia dalla Confraternita. Del resto la Mensur è nata per forgiare caratteri, non spadaccini.

Come fenomeno spontaneo tale duello studentesco ha origini antiche, le cui radici affondano nel mondo universitario medievale. Il duello, in sé, conobbe una regolamentazione a partire dal XVII secolo, epoca in cui si affermò in lingua tedesca il termine tecnico Mensur, fino a raggiungere l’apice di diffusione nel XX secolo.

Agli inizi del Novecento questa pratica tradizionale subì l’opposizione del Movimento Anti Duellistico così che, per molti anni, ci si dovette battere in estrema segretezza, e ciò fino all’avvento del Nazismo (da notare che in Italia i duelli a scopo d’onore furono definitivamente aboliti nel 1908, così come venne messo in cantina il famoso Codice Gelli che ne custodiva le regole).

Heinrich Himmler, il fondatore del corpo delle SS, poteva vantare una ferita da Mensur, dietro lo zigomo sinistro, mentre il Tenente Colonnello Otto Skorzeny (ufficiale austriaco prima paracadutista poi passato alle SS, comandante l’Operazione Quercia, quella che nel settembre 1943 liberò Mussolini dalla prigionia presso il Gran Sasso d’Italia, poi, terminata la guerra, guardia del corpo, in Argentina, di Evita Peron) ne ostentava ben sette, quattro tra mento e guancia sinistra e tre al capo, tutte subite durante le quattordici Mensur da lui disputate.

Altri famosi praticanti tale rito furono il Cancelliere tedesco, Ministro degli Esteri e quindi Premio Nobel (😄) per la Pace Gustav Stresemann, il sociologo economista Max Weber, il costruttore di auto Ferdinand Porsche, il filosofo Friedrich Nietzsche, il Nobel per la chimica Carl Bosch, il compositore Richard Wagner, il Cancelliere Otto von Bismarck, l’Imperatore Guglielmo II di Prussia, il poeta Johann Wolfgang Goethe, il filosofo Oswald Spengler, il fondatore del Partito Socialdemocratico Austriaco Viktor Adler, il gerarca nazista Ernst Kaltenbrunner, anch’egli austriaco e a capo della RSHA (Direzione Generale per la Sicurezza del Reich – Servizi Segreti delle SS), nonché, ovviamente, chi citato all’inizio di questo mio scritto, cioè Jörg Haider.

Cosa mi rimase… e ancora mi rimane di quella serata? La sensazione che il tempo, almeno per una volta, si fosse fermato, nonché la sbronza di birra e di acquavite di albicocche che duellanti e pubblico invitato, quindi noi compresi, ci prendemmo, naturalmente terminata la Mensur.

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