L’Agnese va a morire

di Lucrezia Praticò

” L’Agnese va a morire” è un libro intenso che racconta uno spaccato di lotta partigiana nelle Valli di Comacchio. Sebbene nel titolo sia già tracciato il finale, durante la sua lettura ci si dimentica di questo. La narrazione è essenziale, asciutta. Le azioni si avvicendano e i sentimenti paiono soffocati da quell’ essenziale che deve avere prevalenza per la vita affinché non sia morte: l’organizzazione, gli assalti, gli spostamenti, l’unità del gruppo, l’approvvigionamento.
Così come le parole spesso lasciano il posto agli sguardi, ai silenzi e a gesti significativi. Tutto il romanzo è intriso di azioni e di concretezza, di sacrifici in un ambiente ostile. L’ umido degli acquitrini penetra nelle ossa come talvolta la solitudine s’impadronisce e logora gli animi dei partigiani. Ma fino a quando non ci si mette al sicuro, non si può sentire la stanchezza, fame o desiderio di starsene all’asciutto.
Bisogna stare all’erta e resistere.
Agnese, la protagonista, è una donna umile e decisa che agisce a testa bassa.
Assai forte il tratteggio caratteriale e la sua maturità nel sentire quel “cum-panis partigiano.
Agnese inizia il suo impegno da resistente civile: non ha ideologie, è digiuna di politica e di partiti. Ha un alto senso del dovere, avversione per l’occupante straniero e una rabbiosa repulsione per quei paesani che lo appoggiano.
É una donna apparentemente rude, carica di sentimenti inespressi, spesso manifestati con l’agire: staffetta disponibile e pronta nell’inforcare la sua bicicletta per percorrere chilometri e chilometri. “Se son buona a farlo…” é la sua parola d’ordine perché, anche quando diventa esperta organizzatrice di brigata, si sente inadeguata. I compagni diventano “i suoi ragazzi”, ne coglie bisogni e stati d’animo anche quando questi sono lontani e isolati. Rischia la vita per loro e questi come a una mamma le tributano con un bacio sulla guancia, gratitudine e rispetto ;
Ma il destino vuole che Agnese finisca il suo impegno partigiano. Il nastro si riavvolge per ritornare là dove tutto è cominciato.
Agnese diviene un cencio nero buttato in un cortile.
Nero proprio come il suo gatto che lei vide morire.
Nero come la guerra.
Questo libro non è solo una ricca e intensa testimonianza della lotta partigiana. Rende omaggio alle donne del popolo che animate da sentimenti di ribellione, hanno agito nell’anonimato per contrastare il nazifascismo; da valore a coloro che sono state impegnate nella Resistenza e alle tante che hanno pagato con il sacrificio della vita.
Ricorda a tutti noi che
“Il male non è soltanto di chi lo fa.
È anche di chi, potendo impedire
che lo si faccia, non lo impedisce.”

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