Federico II e la crociata della pace

di Armando Pepe

L’agile volume (Federico II e la crociata della pace, Carocci editore) che Fulvio Delle Donne dedica alla celebre crociata (1228-1229) di Federico II di Svevia si sviluppa nel solco di una forte base filologica che disvela un episodio unico nel suo genere, cioè che il sovrano riacquisì la Terra Santa alla cristianità senza alcun spargimento di sangue. Il discorso si amplia, circoscrivendo la vita di Federico II all’interno del mondo del suo tempo. In premessa Fulvio Delle Donne ribadisce un concetto cui terrà fede per tutto il libro, esplicitando a proposito della crociata che «l’eccezionalità dell’impresa, però, risiedeva anche in due ulteriori elementi, parimente straordinari. Il primo era che non ci fu alcuno spargimento di sangue…l’altro elemento, altrettanto se non forse più sorprendente, perché a prima vista incongruente, è dato dalla circostanza che fu compiuta da uno scomunicato…infatti Federico II era stato fulminato dalla scomunica di papa Gregorio IX nel 1227, proprio perché non aveva ancora avviato la promessa spedizione d’Oltremare» (p. 11). Sono due quesiti fondamentali, affrontati più volte in un intreccio narrativo del pari incalzante e appassionante. Il lavoro del filologo è far parlare le fonti; l’Autore riesce in ciò in modo efficace, senza una parola di meno e/o di troppo, ripercorrendo le tappe essenziali della biografia fridericiana, tra cui l’incoronazione ad Aquisgrana (1215), luogo leggendario nella cultura germanica, che, pur essendo anteriore di quasi seicento anni, per una schiacciante similitudine nelle modalità, anticipa l’auto-investitura napoleonica a Parigi in Notre-Dame. Rimasto vedovo il 23 giugno 1222 di Costanza d’Aragona, madre del suo primogenito Enrico, Federico sposò Isabella (o Iolanda) di Brienne, regina di Gerusalemme, «nata ad Acri alla fine del 1212, da Giovanni di Brienne e Maria del Monferrato: era lei la titolare della corona- il padre era solo reggente- e nel 1223, anno in cui iniziarono le trattative, aveva solo 11 anni» (p. 40). Nonostante fosse stato scomunicato per le titubanze mostrate nell’affrontare i preparativi per la crociata «Federico si preparò comunque a partire: evidentemente sperava di riguadagnarsi non solo la benevolenza papale, ma soprattutto il ruolo di guida terrena, che spettava all’imperatore» (p. 43).  Con una impeccabile critica delle fonti l’Autore ricostruisce il non facile percorso che Federico II compì verso il Medio Oriente, adducendo che «il Breve chronicon è la fonte principale, e a tratti esclusiva, per il viaggio che portò Federico II e il suo esercito in Terra Santa. Il tragitto fu certamente molto lungo: occorsero circa due mesi per arrivare sulle coste mediorientali, ma fu intervallato da alcune soste, talvolta di durata notevole» (p.47). Rifacendosi alle tesi di Ernst Kantorowicz, Fulvio Delle Donne conviene che nella chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme ebbe luogo un’auto-incoronazione: un gesto superbo e fiero, ma non arrogante, che avrebbe anticipato di circa sei secoli l’altro, altrettanto evocativo, compiuto da Napoleone» (p. 79). Durante il ritorno da Gerusalemme seguì un itinerario lungo e faticoso attraverso la Puglia, avendo come ostacolo anche l’esercito papale; tuttavia ottemperò pienamente a tutti gli obiettivi, poiché sapendo che «Federico era arrivato a Capua, il cardinale Pelagio di Albano e Giovanni di Brienne [il suocero di Federico], che guidavano l’esercito papale, posero termine all’assedio di Caiazzo, distrussero le macchine belliche di cui si erano serviti e si ritirarono verso nord, ad Alife e poi a Teano» (p. 111). Queste scene, che rimandano alla poliorcetica, rendono la misura di quanto fosse interessante, anche solo da un punto di vista estetico, il mondo medievale. Federico fu di nuovo padrone assoluto del Regno di Napoli, riorganizzando l’assetto statale con le costituzioni melfitane (1231) e lasciando di sé un’impronta indelebile, il cui retaggio tuttora permane, almeno nel nome dell’ateneo napoletano.         

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