L’agenda Draghi non esiste

di Mario Scialoja

L’AGENDA DRAGHI NON ESISTE.

Intanto sarebbe meglio usare una parola più appropriata: programma, o anche progetto, piano.
Un programma stabilito dall’Europa, PNRR, che come si sa destina all’Italia 191 miliardi (69 a fondo perduto e 122 di prestiti a tasso bassissimo).
Draghi di suo ci ha messo il metodo: la forte volontà di rispettare il progetto e l’indispensabile pragmatismo.
Questi soldi si possono avere in varie tranches a condizione che una numerosa serie di riforme, concordate e scadenzate, sia effettuata.

Tutte le riforme effettuate dal governo Draghi nei primi due trimestri dell’anno ci hanno già fatto incassare 46 miliardi.
Ne rimangono quattro del terzo trimeste estivo che sono in attuazione.
Ma, soprattutto, ci sono i 19 miliardi del quarto trimestre, sempre che sia portato a compimento il malloppo di una cinquantina di provvedimenti di riforma.
Sarà però il trimestre post elettorale, caotico e pericoloso. Con Meloni e Salvini che progettano addirittura di “ridiscutere” il programma Pnrr.
Una prospettiva assai azzardata e rischiosa, in cui vari paesi europei potrebbero reagire duramente.
Facendo perdere all’Italia i 19 miliardi di fine anno e mettendo a rischio tutto il restantev finanziamento.
Un disastro. Se il futuro, eventuale, governo sovranista non avesse la capacità (assai probabile) e la volontà (quasi certo) di effettuare le rtiforme concordate farebbe perdere agli italiani tanti, ma tanti soldi. E bloccherebbe ogni possibile sviluppo economico-sociale.
Nelle urne bisognerebbe pensarci.

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