L’abolizione del reddito di cittadinanza

di Pasquale Palmieri

L’abolizione del reddito di cittadinanza avrà conseguenze devastanti non solo sui percettori, ma su tutto il mondo del lavoro. In mancanza di misure minime di sostegno per gli inoccupati, si inaspriranno le condizioni di ricatto che regolano i rapporti fra datori e dipendenti, partendo proprio dai più deboli in assoluto: i precari privi di tutele e dotati di scarso potere contrattuale. Questi ultimi saranno costretti a fronteggiare un ulteriore abbassamento delle retribuzioni, che già oggi sono al di sotto delle soglie minime di dignità.

“Non ti sta bene questa paga? Bene, puoi andare. C’è una fila di disperati pronti a prendere il tuo posto”.

L’abolizione del reddito di cittadinanza si affianca alla reintroduzione dei “voucher” e al rifiuto di formulare norme sul salario minimo legale. Oltre a spostare diverse forme di sfruttamento nei confini della legalità, queste tre scelte politiche – condivise da molte forze rappresentate in parlamento, e non solo da quelle di maggioranza – contribuiscono a rafforzare un’ideologia infame, costruita su un semplice assioma: la competitività del prodotto deve essere pagata da lavoratrici e lavoratori. Solo da loro, e da nessun altro.

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