La vittoria della Destra in Italia

di Helena Janeczek

La stampa estera parla di vittoria della destra radicale capeggiata da una leader (post)fascista e rammenta l’anniversario della Marcia su Roma.
Invece qui – come prima, più di prima – si parla di un governo di centro-destra.

Perché la destra radicale, siore e siori, è stata normalizzata sin dall’inizio dell’irresistibile ascesa di Berlusconi e della sua prima coalizione di governo. Anno 1994.

C’è stato lo sdoganamento degli eredi del MSI che da una parte, con l’Alleanza Nazionale di Fini, fecero un percorso di distanziamento dalla loro tradizione. D’altra parte è lì dentro che si forma Giorgia Meloni – e i La Russa e gli Alemanno sono sempre rimasti.

E poi la Lega che all’epoca non dispiaceva neanche a certi “nordisti” di sinistra tipo Giorgio Bocca. Comunque sembrava una cosa limitata a quassù, piuttosto folcloristica. Però la Lega dei caratteri di destra-destra – razzismo, virilismo, omofobia, difesa delle “nostre tradizioni”, sostegno del padroncino/padronato – li ha sempre avuti. E pure un certo numero di esponenti che venivano proprio dal neofascismo, accanto a un Bossi che era un antifascista convinto. Questa cosa è mai stata detta con un minimo di chiarezza?

L’Italia che ha eletto la destra ha votato in continuità con quello che ha fatto da quasi vent’anni decidendo il governi di questo Paese. E sempre in continuità ha premiato la leadership più forte e nuova.

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