La vita del latino

di Carlo Rolle

Oggi un gruppo FB, in cui sono tra gli amministratori, ha raggiunto 16,000 iscritti. Allora mi sono venute in mente alcune parole che riporto qui sotto, perché “Latino antico e moderno” è un gruppo chiuso e quindi non posso fare una semplice “condivisione” di quel mio breve post.

Dunque, 16 mila iscritti non sono certo tanti. Ci sono gruppi FB che ne hanno alcune centinaia di migliaia. Però questo è un gruppo “chiuso” ed è quindi meno visibile agli utenti di FB. Inoltre esso è dedicato a chi ama, o desidera conoscere, una lingua difficile come il latino, una lingua che non serve ad ottenere vantaggi immediatamente quantificabili e che richiede un certo impegno.

Avanzo l’ipotesi che chi prova interessa per il latino, ami in primo luogo la conoscenza. In particolare, vuole saperne di più sull’antica lingua della nostra penisola, una lingua nata qui e parlata continuativamente per circa venti secoli. Una lingua nella quale furono scritte opere insigni e che si diffuse in molti paesi, diventando lo strumento con cui popoli diversissimi impararono ad interagire ed a convivere pacificamente.

Ma forse è anche per questo passato così ricco e impegnativo, che molti oggi detestano l’idea il latino venga ancora studiato. Perché, ovviamente, svalutando ciò che non si conosce, ci si può anche proclamare dispensati dall’impararlo.

L’odiatore del latino ha un’idea vaga del mondo antico e, proprio per questo, pensa che ciò che è più recente sia necessariamente meglio di ciò che è più lontano nel tempo. Gli sfugge che la storia dell’umanità è abbastanza varia da contemplare – purtroppo – lunghe battute d’arresto e arretramenti. Da questi arretramenti ci si riprende. Ma solo a condizione che la memoria di ciò che è stato non venga totalmente obliterata.

Inoltre, l’odiatore del latino considera la mente come lo spazio di un mini-appartamento. Ciò che vi si aggiunge toglie posto a ciò che vi si potrà mettere in futuro; quindi, chi impara il latino o il greco lo farebbe – secondo lui – a spese della propria conoscenza delle lingue moderne e addirittura si precluderebbe l’accesso alla cultura scientifica.

È invece vero il contrario. Conoscere una lingua antica facilita la comprensione di tutte quelle che a partire da essa si formarono. Inoltre è proprio la quantità di stimoli intellettuali a sviluppare la capacità della mente umana di apprendere e di comprendere di più, incluso l’accesso alla cultura scientifica. Imporre, o imporsi, una qualsiasi deprivazione cognitiva, non favorisce né la conoscenza, né l’intelligenza della realtà che ci circonda.

Ma è proprio perché il latino ha oggi tanti nemici, che la crescita dei gruppi FB dedicati alle lingue antiche è incoraggiante.

Sappiamo tutti che l’ignoranza è sempre maggioritaria. Ed è confortevole per molti, proprio in quanto è sempre abbondantemente maggioritaria. Soltanto che da essa non può nascere nulla di buono.

Per contro, dalla conoscenza, per quanto conculcata, per quanto derisa, per quanto ridotta al lumicino, può sempre rinascere una nuova stagione culturale, che illuminerà molte esistenze della sua luce. Anzi essa rinascerà PROBABILMENTE, dal momento che ciò è già avvenuto più volte nella storia. E particolarmente è avvenuto nel nostro paese, che si è trovato ad essere più volte un centro di irraggiamento della cultura e dell’arte. 🙂

(grazie a Giovanni Tagliavini per la foto che mi ha fatto davanti alla collana dei classici greci e latini edita della Fondazione Valla)

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