La vicina di Zeffirelli

di Armando Pepe

Non è un romanzo bensì un memoir, fatto in gran parte di ricordi riaffiorati. Gaia Zucchi svela i propri sentimenti, i lati divertenti e anche quelli oscuri, le opportunità, le avventure giovanili e le gioie della vita.

Ha accettato a viso aperto le sfide dell’umana esistenza, con spirito positivo, mettendo a nudo sé stessa, come in una fluida narrazione psicanalitica.

Il libro prende le mosse dal suo ricordo di Franco Zeffirelli, frequentato da giovane, da cui ha appreso molto. Tuttavia, il mondo del cinema e dello spettacolo non è tutto rose e fiori, come Gaia ben descrive: provini infruttuosi, noiosi e ripetitivi, quando lei giovane attrice, di belle speranze, era piena di vitalità e di aspettative, non sempre corrisposte. Sognava la gloria, a venti anni, ma nel corso degli anni, raggiungendo la maturità, ha capito che sono altre le cose che contano, l’amore e gli affetti.

Non traspaiono invidie o risentimenti, nonostante abbia avuto tutti i mezzi per fare una più brillante carriera nel mondo dello spettacolo. Ci sono nel libro aspetti ironici e comici, cene galanti, abbuffate dopo il teatro, corteggiamenti asfissianti, ma anche prese d’atto più volte ribadite, come la consapevolezza della propria bellezza, di cui giustamente va fiera.

Bello il ricordo della propria madre, che l’ha cresciuta da sola, forte e sensibile, come una grande donna determinata.

Il libro si legge d’un fiato e fa riflettere a lungo sulla vita in generale, di cui cerca di cogliere l’essenza.

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