La vera scuola

di Rosanna Giovinazzo

Come in ogni categoria di lavoratori, ci sono coloro che pensano soltanto allo stipendio e non svolgono il loro lavoro come dovrebbero, ma piuttosto andrebbe analizzata con coscienza e verità la situazione difficile, molto difficile, in cui operano i docenti, che dovrebbero invece essere ringraziati e non denigrati come si sta facendo ultimamente. E ciò per mille ragioni.
Ne cito solo due: a) sistema scuola che, non so per quale grande stupidità storica, ha demansionato il ruolo dei docenti alla stregua di dipendenti d’azienda che devono soddisfare l’utenza, e trasformato la figura del Preside (che era primus inter pares) in dirigente/capo azienda, con una differenza molto molto ampia di retribuzione rispetto a quella dei docenti, frustrati sempre più, anche economicamente, con stipendi da fame; b) burocrazia alle stelle (soprattutto sulle spalle dei docenti) con carte e scartoffie in quantità industriale ed acronimi ridicoli attinenti a nuove fantomatiche trovate metodologico-didattiche o altro, togliendo così tempo prezioso al lavoro vero del docente che sarebbe quello di insegnare, educare, formare, piuttosto che compilare moduli e scrivere relazioni, relazioni e relazioni, a dir poco demenziali, di genitori su didattica e valutazione, spesso con il placet del dirigente scolastico, attento a non scontentare l’utenza più che ai risultati formativi dell’alunno.


Un po’ come se venisse contestata una cura medica da un incompetente qualsiasi…


Come accennato più su, stipendi da fame, che umiliano e mortificano la professionalità dei tanti, tantissimi docenti che amano il loro lavoro.
Purtroppo, chi non conosce la VERA situazione scolastica, dovrebbe, o provare a fare il docente anche solo un mesetto, o documentarsi dettagliatamente, oppure tacere.

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Una risposta

  1. Armando Pepe ha detto:

    Aggiungerei per completezza all’articolo che anche nella scuola, specialmente tra colleghi, si verificano indegne bassezze. Mi è capitato di essere oggetto di malignità proprio da colleghi e colleghe, o presunti tali, che avevano gradi di ignoranza abissali. La malvagità, in un luogo di lavoro che dovrebbe elevare gli animi, instillare nei più giovani il rispetto per le regole, è doppiamente maggiore, anche se perpetrata con il sostegno di dirigenti, che al massimo potrebbero dirigere il traffico urbano. Detto ciò ci vorrebbe una maggiore selezione sia dei docenti, a volte senza abilitazione alle soglie dei cinquanta anni, ma soprattutto dei dirigenti che, a mio avviso, dovrebbero avere un dottorato di ricerca, visto lo stipendio che percepiscono. Non rendiamo la scuola un grande bar, qualifichiamoci.

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