La strategia di Trump
di Mario Scialoja
LA STRATEGIA DI TRUMP ? SEGUIRE NETANYAHU.
Da quando, otto giorni fa, è cominciato l’attacco Israelo- Americano all’Iran, nell’nfinità di dibattiti televisivi e nell’arcipelago dei commenti di giornalisti e specislisti è stato un crescendo continuo del quesito sulla strategia di Trump. Quali sono i suoi obiettivi ? Dove vuole andare a parare ? Che risultato vuole ottenere con questa guerra ?…
E nessuno sa rispondere. O le risposte, nel caso si azzardino ad arrivare, sono le più disparate. Di cento tipi diversi.
Ed è logico che sia così. Perchè la domanda è sbagliata.
La domanda deve essere: quale è la strategia di Netanyahu ? Quali i suoi obiettivi ? E, in questo caso, purtroppo le risposte ci sono, eccome.
La strategia di Trump non esiste. Per ora, è quella di seguire ed adeguarsi. Magari anche portando a casa alcuni vantaggi economici, per se e il suo paese.
Gli USA trumpiani hanno attaccato l’Iran quando Netanyahu gli ha comunicato che era il momento di farlo e che i bombardieri israeliani stavano per decollare.
Il Mossad, o come diavolo si chiamano adesso i servizi di Israele, aveva individuato dove si trovava esattamente Khemenei: cioè nel bunker di casa sua.
Allora quali sono la strategia e gli obiettivi del criminale autocrate iraeliano ? Quelli di sempre, più o meno.
Liberarsi del problema palestinese eliminando i palesinesi. Espandere lo stato di Israele sottraendo i territori ai palesinesi e occupando nuovi spazi nel Libano sud. Mettere in ginocchio l’Iran, non con un semplice regime change ma annientandolo il più possibile in tutti i suoi gangli essenziali…
E varie altre cose ancora che rientrano nel disegno della creazione di un “grande Israle”. Di fatto, padrone, o comunque controllore, di gran parte del Medio Oriente.
A Trump tutto qwuesto va bene ? Certo che va bene. Quasi tutto. Si all’eliminazione dei palestinesi, si all’espansione del “Grande Israele”. Si a mettere in ginocchio l’Iran…
Ma su un particolare, non da poco, della guerra in Iran gli interessi potrebbero cominciare a divergere. Trump non può permettersi che le operazioni militari durino troppo e, soprattutto, non gli interessa un radicale regime change che porti quell’enorme paese sotto controllo israeliano.
Gli basta un governo più elastico e collaborativo che, anche rimanendo “non democratico”, favorisca le esigenze economiche di Washington.
Quello che trovo strano è che questa realtà, evidente a chi vuole guardare, sia invece percepita ancora da pochi.
Ancora più strano che con chiarezza si sia espresso un rappresentante della vecchia guardia democristiana, Pier Ferdinando Casini. In un’intervista a Repubblica di oggi dice: “Si è capito benissimo che l’attacco lo ha scatenato Netanyahu e Trump gli è adato dietro; lo strano è che mentre Trump bullizza mezzo mondo, l’unico con cui non riesce a fare il bullo è il primo ministro israeliano; che è lui a dare le carte a Trump”.