La storia e il polpettone

di Armando Pepe

Lungi dal parlare di Pellegrino Artusi, bisogna convenire che in certa ricerca storica deteriore è invalso l’uso di riempire gli spazi vuoti inserendo parole a vanvera. Invece di andare per archivi, che sarebbe un atto dovuto per chi abbia un minimo interesse per la disciplina, ci si mette a parlare del sesso degli angeli. Lo si può notare dalle tesi strampalate portate avanti e dalle questioni di lana caprina, sollevate artatamente. Bisogna trovare le connnessioni negli archivi, farsi un paradigma mentale da seguire, ipotizzare e analizzare. La storia locale, monografie su famiglie nobiliari, temi di santità ricercata a tutti i costi, pubblicazioni di apprezzi e relevi, in genere ha un orizzonte limitato perché non si guarda lontano, ma soltanto, il più delle volte, nell’archivio dietro l’angolo. Ha fatto bene Franco Benigno, durante la presentazione del libro “Nobili inquieti. La lotta politica nel regno di Napoli al tempo dei ministri favoriti (1598-1665)”, di Giuseppe Mrozek Eliszezynski, ad invitare gli storici (giovani e meno giovani) ad andare all’archivio di Simancas (in Spagna), superando il paradigma galassiano, poiché Giuseppe Galasso sostanzialmente studiava la storia di Napoli nel Viceregno in base alle carte conservate nell’archivio di Stato di Napoli. Il suggerimento di Franco Benigno è stato accolto da diversi, e qualificati, studiosi, che stanno scoprendo cose nuove.

Ad esempio, se si studiano importanti famiglie patrizie dell’Italia meridionale, come i Gaetani d’Aragona e gli Acquaviva (di Atri e di altri rami), di cui gli archivi spagnoli abbondano di fresca documentazione, non si devono consultare i documenti conservati in Italia, poiché il loro spazio d’azione era europeo. Facendo l’inverso, guardandosi l’ombelico, alcuni storici poco avveduti, badano solo al locale e riempiono fogli e fogli di chiacchere, con lunghi elenchi della spesa, discettando dei libri contenuti nella biblioteca di casa e favoleggiando sulla possibile cultura dei detentori. Limitare la ricerca produce dei libri monchi, che nel presente stancano e lentamente muoiono.

Link: https://www.youtube.com/watch?v=Hr-ejldtyvI

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