La storia di Maria Occhipinti

di Sergio Falcone

INCINTA DI CINQUE MESI, MARIA OCCHIPINTI SI STESE DAVANTI AD UN CAMION CHE PORTAVA GLI UOMINI AL FRONTE. IL 4 GENNAIO 1945 INIZIAVA COSÌ LA RIVOLTA DEI “NONSIPARTE”

Maria aveva già perso una figlia a causa della guerra.
E decise che il bambino che portava in grembo non avrebbe fatto la stessa fine.
Così quando suo marito e altri poveracci vennero costretti a salire sui camion che li riportava alla guerra decise di sdraiarsi sul selciato. Preferendo farsi investire che accettare l’ennesimo tributo di sangue.
Era il 6 gennaio 1945.
Nella Sicilia di allora alla massiccia povertà si aggiungeva una carenza cronica di viveri. Mentre nel Nord Italia infatti si continuava a combattere la Seconda guerra mondiale, nel Meridione le autorità del Regno del Sud reprimevano sistematicamente le secolari rivendicazioni dei braccianti e dei contadini, sostenendo apertamente gli interessi degli agrari.
Al malcontento e alla fame si aggiunsero in quel periodo le famigerate cartoline che in nome del Luogotenente d’Italia, Umberto di Savoia, obbligavano i giovani a recarsi nella caserma più vicina per l’arruolamento. Insomma la stessa monarchia che aveva aperto le porte al fascismo – e accettato l’ingresso in guerra dell’Italia nel 1940 – chiedeva ai reduci e ai giovanissimi un altro tributo di sangue.
Coloro che non si presentavano venivano trattati da disertori e i reparti del Regio Esercito di stanza in Sicilia procedevano a retate per prelevare i giovani renitenti dai quartieri più popolosi.
Fu proprio l’ennesima retata, avvenuta il 4 gennaio a Ragusa, durante la quale i soldati uccisero un sacrestano che cercava di proteggere un ragazzo dalla cattura e un giovane comunista che fuggiva dai militari, a provocare una sollevazione generale. Vennero erette barricate e interi quartieri, tra cui il celebre “La Russia”, furono occupati dagli insorti.
Dovette intervenire l’esercito per sedare la ribellione.
Sul campo, secondo le cifre più modeste, morirono almeno 40 civili che si aggiunsero ai numerosi feriti e ai circa 300 arrestati.
Tra questi Maria, che dovette partorire in carcere. Inviata poi al confino, quando fece ritorno a Ragusa fu espulsa dal PCI, in cui militava. Da allora iniziò una lunga peregrinazione dentro e soprattutto fuori dall’Italia, raccontando la sua storia e battendosi per i diritti delle donne.
I partiti di sinistra condannarono i ribelli senza comprendere le ragioni della rivolta.
Tra gli insorti di quella zona non c’erano né fascisti e nemmeno separatisti ma solo persone comuni che non ne potevano più di vessazioni, soprusi e fame. Dalla provincia di Ragusa la protesta attraversò il resto della Sicilia e divenne nota come la “Rivolta dei Nonsiparte”.

Anche nel primo volume di Cronache Ribelli raccontiamo la storia dei Nonsiparte.
Lo trovate qui: https://bit.ly/3aK0moS

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