La storia di Johanna Bonger

di Gian Ruggero Manzoni

GRANDI DONNE IN ARTE E NON SOLO

Tutti conoscono la vita travagliata e sofferta di Vincent Van Gogh, morto suicida nel 1890, povero e semisconosciuto, all’età di 37 anni. Il fratello Theo, suo strenuo sostenitore, morì appena sette mesi dopo di sifilide. In pochi invece conoscono la storia di Johanna Bonger, moglie di Theo e cognata di Vincent, che con tenacia e coraggio fece in modo che l’arte del grande pittore olandese non fosse dimenticata. Nata ad Amsterdam nel 1862 in una famiglia abbiente e quinta di sette figli, Johanna, di fede socialista, fin da giovane mostrò attitudine per l’arte (a sua volta dipingeva), per la musica (suonava il pianoforte) e per lo studio (parlava e scriveva correttamente in francese, inglese e tedesco), tanto che fu l’unica tra le sorelle a ottenere una laurea. Dopo la prematura scomparsa del marito Theo, sola con un bambino che si chiamava Vincent come lo zio, Johanna decise di prendere in mano la sua vita dedicandosi completamente al progetto che avrebbe reso celebri i quadri di Vincent, portando con sé a Parigi circa duecento suoi dipinti con l’obiettivo di presentarli prima in Francia quindi in Olanda, in Germania e successivamente in tutta Europa. Johanna investì in mostre i soldi ricavati dalle vendite dei dipinti del cognato e nel 1914 pubblicò in tre volumi la corrispondenza che Vincent si scambiava col fratello Theo. Grazie a Johanna l’arte di Vincent prese piede in Inghilterra, in Danimarca, in Norvegia e perfino in America (Johanna visse a New York dal 1915 al 1919). Seppure in molti le remarono contro (come primo l’artista Richard Roland Holst), Johanna continuò la sua missione con audacia e risolutezza riuscendo a trasformare una tragedia personale in un grande dono per l’umanità. Morì a Laren, in Olanda, nel 1925.

Nelle immagini il ritratto di Johanna, eseguito da Johan Cohen Gosschalk nel 1905, e, nelle foto, lei con il figlio Vincent.

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