La solitudine

di Massimiliano Griner

Trent’anni fa come oggi, più o meno a quest’ora, ero in una palestra di San Martino di Lupari, in quel di Padova. Avevo finito la mia giornata di obiettore di coscienza – montare sellini di bicicletta insieme a ragazzi disabili – e correvo su un tapis roulant per sfogare la frustrazione e le energie residue.
Su quello di fianco correva il mio amico e compagno di stanza Giacomo.
Avevamo 24 anni, e assolutamente nessuna idea di quello che la vita ci avrebbe riservato. Ma avevamo molta insofferenza per lo spreco che erano le giornate inutili del nostro servizio civile, la voglia di partire per Roma in cerca di fortuna, mentre i nostri occhi cadevano sulle forme perfette della proprietaria, Fabiola, che aveva trentacinque anni e ovviamente nessun interesse per noi.
Sul televisore acceso su Mtv all’improvviso comparve una apparizione. Era una ragazza che cantava magnificamente, e con una passione che sembrava non avere confini.
“E questa chi è?”, chiesi a Giacomo, che però ne sapeva meno di me. Per qualche raro momento tutta la rabbia, e l’ansia di quei giorni scomparve, ammaliati come eravamo da quella figura seducente che cantava sciogliendo le nostre incrostazioni mentali.
Fu un momento di vera illuminazione.
Fino a quando intervenne Fabiola, certamente chiedendosi da dove venissero due soggetti come noi, per spiegarci che la cantante si chiamava Laura Pausini, e la canzone era intitolata “Solitudine”.
Solo adesso mi sono accorto che sono trascorsi realmente trent’anni. E che farei qualsiasi cosa, davvero qualsiasi cosa, per trovarmi anche solo cinque minuti in quella palestra di San Martino di Lupari, e rivedere il ragazzo di allora, capace di trovare l’assoluto anche in una banale canzonetta.

(nella foto, la palestra come si presenta oggi)

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