La SIP (Società Idroelettrica Piemonte)

di Gian Ruggero Manzoni 

Io sono stato uomo, o, meglio, bambino della SIP (Società Italiana per l’Esercizio delle Telecomunicazioni, precedentemente Società Italiana per l’Esercizio Telefonico, originariamente Società Idroelettrica Piemonte). I miei si allacciarono, da casa, al telefono proprio nel 1964, cioè quando nacque la SIP, prima si andava alla cabina pubblica che era nella Casa del Popolo di San Lorenzo di Lugo, la quale funzionava anche da centralino per tutto il nostro paesello. In quei tempi gestiva quel circolo ricreativo il magnifico Stafì, militante nello PSIUP, Partito Socialista di Unità Proletaria, bravissimo nel fare i gelati artigianali (il cono grande costava 35 lire, quello più piccolo 25, il ghiacciolo 10 lire). Sì, era Stafì, il mitico Tozzi, il “bidello” nonché barista della Casa del Popolo, edificata a guerra finita da tutte le componenti politiche antifasciste, “popolari”, cioè democristiani, compresi. Fino al 1964 quando qualcuno cercava mio padre al telefono chiamava la Casa del Popolo di San Lorenzo e Stafì, o sua moglie o suo figlio Paolo, ti veniva a cercare, qui o là per il paese, per dire che il tale o la tale ti avrebbe richiamato dopo mezzora, al che mio padre o mia madre si recava al circolo e attendeva che il telefono posto entro la cabina trillasse. Erano belle e gentili le voci delle signorine telefoniste. Quando non trovavi nella enorme pila di elenchi di tutte le province d’Italia il numero di un abbonato te lo cercavano loro, ti mettevano in attesa, quindi sentivi i fatidico tuuuu … tuuuu … tuuuu … della chiamata, oppure il tu-tu-tu-tu-tu qualora il numero fosse occupato, al che la signorina ti comunicava il tutto etc. tu ringraziavi e l’atmosfera prendeva un sapore di molto famigliare, visto che magari facevi una battuta e la signorina, dall’altra parte, rideva (mai ho capito o saputo da quale città arrivassero quelle voci … alcuni dicevano da Roma, altri da Milano, altri da Torino, dove la compagnia dei telefoni di Stato aveva preso vita, ma il mistero rimaneva e ancora rimane). Per fare una chiamata impiegavi un paio d’ore, se poi dovevi farla in America dovevi prenotarla per tempo, anche il giorno prima. Magnifico tutto ciò. Mio padre e sua sorella Maria Rosa, la mia bella zia che stava a Bologna, seppure il telefono in casa, messo su da entrambi nel 1964, fino a tutti gli anni ’70 e ’80 si scrissero lettere e cartoline, come minimo una o anche due la settimana. Le Poste allora funzionavano, ma forse funzionava bene tutto, e tutti erano più educati e professionali, visto che una guerra aveva fatto intendere il cosa voglia dire che il nulla del nulla funzioni … bene … buondì amiche e amici … ah, il mio primo telefono di casa era nero, appeso al muro, poi, negli anni successivi, potevi scegliere tra un colore grigio e un beige chiaro … quindi dal nero passammo al Grigio Fumo di Londra, a quei tempi si diceva così

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