La santa impresa

di Giampiero Brunelli

Il 9 febbraio torna in edicola la mia Santa Impresa. Il libro sarà allegato al “Corriere della Sera”. Una bella occasione per chi se lo fosse perso. Incollo l’incipit: «Il 30 dicembre 1601, la chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva si era trasformata nella scena di uno spettacolare funerale barocco. Una calca straordinaria premeva per trovare spazio sui banchi di legno o per cogliere, da fuori, qualcosa della funzione che si stava svolgendo all’interno. Qui gli addobbi alternavano armature e panni neri, contrastati dalla luce di numerosissime torce. Al centro si innalzava un catafalco a forma quadrata. Su ogni lato si apriva una porta, in mezzo a quattro colonne doriche. La base di ogni colonna, decorata con dipinti, offriva suggerimenti sull’identità del defunto e sulle circostanze della sua morte. Si potevano vedere immagini di vittorie sul campo degli eserciti cristiani, effigi di soldati turchi presi prigionieri, scene allegoriche con la consegna di una corona d’alloro a un vincitore.
Davanti a ogni colonna si trovavano statue, raffiguranti le Virtú della tradizione classica, corredate da cartigli che, a mo’ di didascalia, ricordavano le qualità che il defunto aveva dimostrato in vita. In cima al catafalco, infine, un’altra statua simboleggiava la Fama, con le sue due trombe; accanto a essa, due angeli reggevano gli stendardi del defunto: Giovan Francesco Aldobrandini, capitano generale di Santa Chiesa, per il quale l’amministrazione capitolina aveva subito commissionato una statua che lo ritraesse in foggia di ‘imperator’ romano antico.
Alla cerimonia di commiato programmata per quel giorno parteciparono il papa, Clemente VIII Aldobrandini (1592-1605), il collegio cardinalizio, e praticamente tutti i prelati della Curia romana. Non poteva essere altrimenti: il vicegerente della diocesi di Roma, l’arcivescovo Berlingerio Gessi, aveva ordine di annotare il nome di chi sarebbe mancato […] Qualcuno che parlò male del defunto, o del motivo per cui era morto, fu arrestato. Compreso un frate che riferiva ad alta voce di aver sognato tutto quello che stava accadendo e in particolare “che aveva veduto che tutte queste spese erano fatte al vento”. Con ironia tutta romanesca, qualcuno fece notare che il frate aveva dimenticato di sognare il suo arresto e la sua imminente condanna alla galera.»

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *