La riforma Gentile e la sua eredità

di Marzio Zananatoni

NOVITÀ IN LIBRERIA. L’ottantesimo anniversario della morte di Giovanni Gentile (15 aprile 1944) viene ricordato con varie iniziative: da una mostra a Roma, da un Convegno e da alcune pubblicazioni. Tra queste va evidenziata quella edita da Il Mulino nella collana di «Studi e Ricerche dell’Università», dedicata a un momento fondamentale dell’opera cultura di Gentile: la riforma scolastica del 1922-‘24: «La riforma gentile e la sua eredità», a cura di A. Mattone, M. Moretti e E. Signori, Il Mulino, euro 40,00. Il libro è diviso in tre sezioni, rispettivamente dedicate a un quadro generale della Riforma; alla Riforma e gli ambiti disciplinari; infine agli aspetti e ai problemi della Riforma Gentile. Pur essendo centrato interamente sull’universo universitario, dunque sulle conseguenze accademiche della Riforma, le analisi dei singoli Autori tengono conto dell’enorme cambiamento che subì tutto il sistema dell’istruzione scolastica. Notevole è, tra i saggi della Parte prima, quello di Gabriele Turi, già Autore di una delle migliori biografie del filosofo siciliano. Turi ricostruisce tutta l’elaborazione pedagogica di Gentile, mostrando come quella sua riforma scolastica definita una riforma “fascistissima”, fu in realtà frutto di un lungo processo filosofico iniziato ben prima della sua adesione al fascismo nel 1923, ed ha sempre avuto come orizzonte teoretico e politico la scuola, cioè la formazione di una classe dirigente che ricostruisse, soprattutto dopo le macerie della Grande guerra, uno Stato etico di tipo conservatore. Il suo approdo al fascismo, come scrive Turi, «avvenne sulla base di una lunga riflessione che fu culturale e politica insieme» e che, grazie anche alla sua riforma scolastica, individuava il percorso di un inserimento classista delle masse nello Stato.

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