La porta di Capo Cervo a Sorrento

di Gennaro Galano

Non è raro che sui social, o in rete, si possano rintracciare piccoli capolavori artistici del passato, magari conservati (quasi dimenticati) in collezioni sterminate. È questo il caso di una particolare opera, un disegno di Giacinto Gigante raffigurante l’antica porta di Capo Cervo. Questa “istantanea”, se così si può definire, risale al giugno del 1825, quando Giacinto Gigante, che ancora doveva trasformarsi in uno degli autori più rappresentativi della “Scuola di Posillipo”, si divideva tra molteplici esperienze formative e sperimentazioni di tecniche e stili all’avanguardia. Vedute del genere, se riprodotte in serie, potevano arricchire specifici album riservati ai viaggiatori e ai curiosi, ma allo stesso tempo anticipavano temi e obiettivi della fotografia. Comunque, tornando a Sorrento, occorre fare un piccolo approfondimento.

La porta di Capo Cervo, come osservò Bartolomeo Capasso nel 1866, conduceva alla “marina del porto, o di capo Cervo”. Era stata costruita nel XV sec. “a proprie spese da Niccolò Correale”, perché l’approdo alla città di Sorrento, da tempo immemorabile, apparteneva quale bene “burgensatico” (cioè proprio) alla famiglia Correale, tra le più in vista del Regno.

Solo in seguito, come descritto da Annunziata Berrino, i padri Teatini del Convento di Sant’Antonino, attraverso un tortuoso procedimento giudiziario, misero in discussione questo possesso, sfruttando a loro favore un testamento che li rendeva comproprietari del bene. Tuttavia, ancora ad inizio ‘800, quando le prime trasformazioni urbanistiche iniziarono a cambiare il volto di Sorrento, l’accesso alla città dalla Marina Piccola era lo stesso del’ 400, già descritto dal Capasso e più volte raffigurato da pittori e paesaggisti. Assomigliava ad un piccolo passaggio segreto, quasi mimetizzato tra la vegetazione che copriva le falesie e i contrafforti delle fortificazioni vicereali. Sorrento, così come rappresentata da quel giovanissimo Giacinto Gigante, stava uscendo dal suo secolare isolamento, per entrare in quel circuito turistico che, di lì a poco, l’avrebbe letteralmente cambiata.

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